L’Europa sola tra il Cremlino e il disimpegno americano: è la fine di un sogno?
Analisi geopolitica del dott. Yari Lepre Marrani
Analisi geopolitica del dott. Yari Lepre Marrani
Ancora una volta Vladimir Putin parla di pace mentre continua a fare la guerra. Le ultime dichiarazioni del presidente russo, secondo cui Mosca sarebbe pronta a riprendere i negoziati con l’Ucraina sulla base degli accordi raggiunti a Istanbul nel 2022, appartengono a una strategia comunicativa ormai nota. «Non vedo alcun motivo per cui dovremmo discostarci da questi accordi», ha affermato il leader del Cremlino, aggiungendo che qualsiasi futuro negoziato dovrebbe fondarsi sui risultati raggiunti allora, sulle discussioni successive e sulla «realtà sul campo».
Ma proprio la realtà sul campo smentisce le parole del presidente russo. Mentre Putin evoca colloqui di pace, i missili russi continuano a colpire città ucraine, infrastrutture civili, scuole, ospedali e abitazioni. Mentre parla di compromesso, l’esercito russo prosegue una guerra di aggressione iniziata nel febbraio 2022 in violazione dei principi fondamentali del diritto internazionale, una guerra omicida. Mentre richiama il dialogo, il Cremlino continua a considerare l’Ucraina non come una nazione sovrana ma come una propaggine storicamente illegittima della Russia. La pace, per Putin, non è mai stata l’obiettivo. È sempre stata uno strumento.
Lo aveva intuito già Winston Churchill quando descriveva la politica di potenza del Cremlino come un sistema in cui «non esiste morale, ma soltanto interesse». Lo comprese George Kennan quando individuò nell’espansionismo sovietico non una risposta a minacce esterne, ma una necessità intrinseca di un regime fondato sulla paura e sulla mobilitazione permanente contro un nemico. E lo aveva spiegato Václav Havel, il grande dissidente cecoslovacco, quando scriveva che il totalitarismo vive anzitutto nella menzogna elevata a sistema. La Russia di Putin non è l’Unione Sovietica. Ma ne ha ereditato alcuni riflessi profondi: il culto della forza, la subordinazione della verità alla ragion di Stato, la convinzione che i confini siano negoziabili quando si dispone di sufficiente potenza militare.
Il putinismo è precisamente questo: una malattia politica e morale che trasforma il cinismo in virtù e l’aggressione in diritto storico. Non si tratta soltanto di un sistema di governo russo. È una forma mentis che ha trovato sostenitori e propagandisti ben oltre i confini della Federazione Russa. In Italia, come in altre democrazie europee, il putinismo ha attecchito in settori apparentemente opposti dello spettro politico. Lo si ritrova tanto in certa destra nazionalista quanto in una parte della sinistra antioccidentale. Cambiano gli argomenti, ma il risultato è identico: la giustificazione dell’imperialismo russo.
Per alcuni Putin sarebbe il difensore dei valori tradizionali contro la decadenza........
