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I medici di base incrociano le braccia

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15.09.2026

Il funzionamento del servizio sanitario nel Paese è peggiorato negli ultimi anni. Il diritto alla salute sta diventando un privilegio per pochi benestanti e non un diritto per tutti. Oggi sono messi in discussione le conquiste sociali portate avanti soprattutto dai socialisti che sono stati protagonisti di quella riforma sanitaria nazionale che ha dato a tutti l’assistenza sanitaria necessaria per consentire di essere curati gratuitamente applicando il diritto alla salute.

Oggi scendono in campo i medici di base che hanno indetto uno sciopero per il 15 e 16 settembre 2026: la proteste di SMI contro l’obbligo di servizio nelle Case di Comunità.

Lo sciopero dei medici di base potrebbe causare non pochi disagi con ripercussioni potenzialmente su tutto il territorio nazionale con l’obiettivo di accendere un riflettore su quello che i sindacati di categoria, ed i suoi iscritti, ritengono un vero e proprio sopruso per i professionisti. Stimare l’adesione potenziale allo sciopero dei medici di base è pressoché impossibile, anche perché sono pochi e rari i casi passati in cui è stata indetta una simile agitazione, ma, ovviamente, resteranno attive le dovute tutele legali per i pazienti. Prima di arrivare ai dettagli sullo sciopero dei medici di base, vale la pena partire dalle motivazioni, ben spiegate dallo stesso SMI in una nota pubblicata dove si legge: “La principale rivendicazione dell’agitazione è quella di chiedere al Governo un passo indietro sul tema delle Case di Comunità e sull’obbligo di svolgere almeno 6 ore di servizi al loro interno, unitamente alla creazione di un unico ruolo di medico generale che scaturirebbe dalla riforma”.

In tal senso, il sindacato che ha indetto lo sciopero dei medici di base chiede, piuttosto, la creazione di un canale ad accesso volontario alle Case di Comunità e, allargando il suo sguardo, anche l’istituzione di una scuola di specializzazione universitaria in Medicina Generale, il ritorno della cosiddetta  “Area della Medicina dei Servizi”, oltre all’introduzione delle normali tutele lavorative (tra infortuni e maternità) per i medici di medicina generale.

Nel Friuli Venezia Giulia, dopo le scintille di agosto tra i sindacati, Snami in particolare, e l’Azienda sanitaria universitaria del Friuli centrale, l’assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi cercherà di ricucire con il mondo dei medici di medicina generale in un incontro a Trieste. Figure ibride: da una parte liberi professionisti, dall’altra legati alle aziende sanitarie da convenzioni che impongono regole e procedure, fissate anche da accordi regionali e nazionali. Come quello firmato a Roma a giugno, che prevede sei ore aggiuntive da dedicare alle........

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