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L’asse di Ankara e lo specchio della storia: la forza del popolo d’Israele

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19.08.2026

Il panorama geopolitico del Medio Oriente subisce una metamorfosi profonda, le cui onde d’urto si riflettono direttamente sul Mediterraneo. La recente firma della “Convenzione della Mecca per la Difesa Comune” – accordo militare che stringe in un unico nodo Turchia, Arabia Saudita e Pakistan, con l’imminente e probabile ingresso dell’Egitto – non è un semplice trattato diplomatico.

Si tratta di un’architettura strategica, una saldatura dell’Islam sunnita che ridisegna la mappa del potere regionale. A muovere i fili di questa operazione non è la diplomazia di Riad, né la rilevante potenza nucleare di Islamabad. Il vero motore immobile, promotore e catalizzatore di questa nuova alleanza è la Turchia di Recep Tayyip Erdoğan. Ankara gioca una partita su più tavoli con una spregiudicatezza unica. Secondo esercito della NATO, eppure in perenne dialogo con Mosca; custode dei passaggi marittimi verso il Mar Nero, e oggi architetto di un asse che unisce il Cairo e la Penisola Arabica.

La strategia turca punta a un obiettivo manifesto: l’affrancamento definitivo dalla tutela geopolitica di Washington, la costruzione di un polo autonomo che metta fine all’ordine unipolare americano.

L’ingresso dell’Egitto in questo schema andrebbe a blindare il controllo sul canale di Suez, offrendo ad Ankara una proiezione d’influenza formidabile che fonde la nostalgia neo-ottomana con........

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