Quell’invito a Mar- a- Lago, e un antipasto di economia con Nicola Scalzini-parte2
L’eterno tormentone delle scelte economiche che si devono affrontare, vacanze al mare piuttosto che al lago, ci mette di fronte a quella disciplina che, volenti o nolenti, inficia sulle nostre esistenze. L’economia tratta possibilità e scelte. Fritz Schumacher, economista e statistico teutonico della prima metà del XX secolo, che lavorò a fianco di Keynes, sosteneva che l’economia non è una scienza fatta da leggi immutevoli. Bensì un’arte della sapienza che riguarda gli esseri umani, la dimensione d’uomo- ‘human scale economics’. Si tratta dell’economia delle scelte: come produttori, consumatori e governi. Vedeva l’economia centrata sulla comunità ed il suo benessere piuttosto che un unico modello occidentale da esportare ovunque.
In fin dei conti, certe situazioni ci tengono in ansia, altre invece comandano di ostentare ottimismo e allegria anche quando non è il caso. Per i riformisti questi campi – strategia e organizzazione- rispecchiano quesiti esistenziali: la riduzione delle diseguaglianze e il modo per arrivarci, gli equilibri diritti e lavoro che sono mutati, e l’identità anche in termini di autodeterminazione e indipendenza nella gestione delle risorse energetiche principali. Stiamo assistendo a una trasformazione strutturale, non ciclica o temporanea. La cittadinanza viene con diritti e doveri di partecipazione.
Quell’invito a Mar- o- Lago, e un antipasto di economia con Nicola Scalzini
Nel precedente articolo ci eravamo rivolti a Nicola Scalzini, economista, ex-sottosegretario e consigliere tecnico nei tavoli di vari governi. Dalla nostra precedente intervista emergeva che nonostante le varie ombre, tuttavia l’economia italiana rimanesse ancora appetibile. I mercati guardano i numeri, e questi parlano piuttosto bene del paese. Un buon esempio, le ditte francesi che comprano marchi italiani pur lasciando la produzione qui. Infatti, alcune piccole imprese sono tecnologicamente dotate, tanto che esportano persino piccoli robot.
L’industria 4.0 del 2016 – rivoluzione incentrata su digitalizzazione e automazione dei processi produttivi- subì delle trasformazioni. Si investi molto sui bonus, con politiche che allarmarono i mercati (con lo spread alle stelle). Nel 2017 si cambiò in Impresa 4.0 estendendo le agevolazioni industriali al terziario. Nel 2019/20 si passò a Transizione 4.0 cambiandone radicalmente fisionomia, e sostituendo iper-ammortamenti fiscali con credito d’imposte, integrati con i fondi pnrr europei. Gli incentivi passarono poi alla Transizione 5.0 con nuove linee guida che integrano efficienza digitale e vincoli ambientali, energetici, e la centralità del lavoro. Gli sforzi, seppur con scelte talvolta discutibili, ci sono. Tuttavia, il Paese necessità ancora di infrastrutture: porti, energia e comunicazioni, linee elettriche, digitalizzazione, ricerca scientifica, ecc., vi sono varie carenze in vari settori. E poi c’è la situazione mercato del lavoro, gli stipendi che sono ancora troppo indietro sebbene negli ultimi anni risulti un incremento occupazionale dovuto alla ferma dei prepensionati e la regolarizzazione del nero.
Visto che viviamo un’epoca dove messaggi e simboli dettano il ritmo delle danze (della serie chi ha fatto i soldi gode del favore divino) esiste ancora la classe media come la concepiamo? Con alte poste in gioco, il lavoratore o il piccolo risparmiatore riesce a tenere il passo? Sì, esiste ancora, ma è più compressa dai cambiamenti, incluso il peso fiscale. In parole povere, con la poca crescita si sono salvaguardati di più i redditi medio-bassi, accentuando la progressività. Si potrebbe contemplare un alzamento degli scaglioni per giovare a una politica meritocratica volta a quadri, operai specializzati, ricercatori, addetti al sociale come poliziotti, insegnanti e personale ospedaliero, ecc.
Vi sono paesi dove cresce l’economica ma anche i salari. Perché qui ciò non avviene? In linea generale, l’Italia ha ancora tassi di investimento bassi rispetto ad altri nonostante negli ultimi tempi col PNRR questi si siano alzati. I servizi hanno avuto tassi molto bassi, specie nelle tecnologie e quindi ciò si ripercuote sui prezzi di vendita e sui salari. Di fronte al ‘caro costo della vita’ e la bassa produttività, i salari non salgono. I salari scontano così uno scarso livello di produttività. Il problema è diffuso soprattutto nei servizi, che rappresentano la produzione post-industriale. Vi è stata una forte trasformazione in outsourcing
L’inflazione ha diverse cause scatenanti, quella attuale di che tipo è? Stando sempre in tema, si giustifica il rincaro del costo del denaro con un’inflazione core relativamente bassa? Non vi sarà un eccesso di prudenza da parte della BCE? Se alzi i tassi rafforzi la........
