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Pedro Sanchez, Ceuta e il sottile confine fra giustizia e politica

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24.08.2026

La politica europea offre spesso la tentazione di leggere gli avvenimenti nazionali attraverso il prisma delle esperienze altrui. È ciò che accade, ad esempio, osservando la Spagna di Pedro Sánchez dove le inchieste giudiziarie su persone vicine al Governo hanno riaperto un dibattito molto ben conosciuto anche in Italia: quale deve essere il rapporto fra giustizia e politica? E, soprattutto, fino a che punto le indagini possono incidere sulla stabilità di un esecutivo senza trasformarsi in uno strumento di lotta politica?

In quel paese l’ovvia necessità di perseguire la corruzione si è via via trasformata in uno strumento per produrre effetti politici che, in una democrazia parlamentare, dovrebbero essere affidati al consenso degli elettori e non a spallate mediatico-giudiziarie, sperando non istituzionali. In questo senso, il Ministro competente ha dichiarato che i “servizi di intelligence” disponevano di informazioni preventive sull’evoluzione della crisi di Ceuta, ma che non hanno avvertito in modo adeguato il Governo. Così fosse, la vicenda ben integrerebbe il concetto di “spallata” volendo credere, tuttavia, che si sia trattato soltanto di una gestione inefficace delle informazioni.

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