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Su Ventotene uso politico della storia

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21.03.2025

In riferimento alle affermazioni della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sul Manifesto di Ventotene, la Fondazione “Ernesto Rossi – Gaetano Salvemini” di Firenze contesta l’uso politico della storia e la lettura strumentale del documento, operata a esclusivi fini ideologici, estrapolando e decontestualizzando alcuni passi del testo per distorcerne il significato in senso denigratorio.
Così facendo si offende la memoria di uomini che furono condannati a lunghi anni di carcere e di confino da parte del regime fascista per la loro strenua difesa dei valori di libertà e giustizia. Non è questa la prima volta in cui il Manifesto federalista è stato preso come bersaglio polemico dai nemici del processo di unità federale dell’Europa, ma è la più grave per la carica istituzionale rivestita da Giorgia Meloni, per la sede ufficiale in cui ha espresso le sue valutazioni e per la grave situazione internazionale che richiederebbe invece investimenti morali e politici sull’Europa in una prospettiva di integrazione dei popoli e di pace. C’è dunque la necessità di fare ancora una volta chiarezza.
Scritto negli anni più bui della guerra, tra il 1940 e il 1941, nell’isola tirrenica di Ventotene, dove il regime di Mussolini aveva confinato le menti più brillanti dell’antifascismo, il Manifesto di Ventotene oppone all’Europa immaginata dai nazifascisti un’altra Europa, capace di salvare i valori fondanti della civiltà moderna e libera da totalitarismi, nazionalismi e nuove guerre intestine.
La brevità del documento, dovuta alla forma del “manifesto-appello”, non deve trarre in inganno.
Per quanto breve, si tratta di un testo denso, che sintetizza tutta una stagione di studi e che non nasce da un’illuminazione improvvisa nella mente di un singolo autore. È invece l’esito di un incontro tra tre personalità provenienti da differenti matrici culturali e politiche che ben rappresentano la complessità........

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