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Italiani affidabili e benvoluti nel mondo

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24.02.2026

Nel panorama internazionale della mobilità, l’Italia conquista un risultato tutt’altro che scontato: il passaporto italiano consente l’ingresso senza visto, o con visto ottenibile all’arrivo, in 189 Paesi su 227, posizionandosi al terzo posto al mondo per libertà di movimento. Condividiamo questa posizione con Francia, Spagna, Irlanda, Finlandia e Danimarca, nazioni da sempre considerate tra le più rispettate. Davanti a noi solo Singapore e Giappone, con accesso rispettivamente a 193 e 190 Paesi. Stati Uniti e Regno Unito, un tempo simboli di prestigio internazionale, oggi si trovano più indietro. È un’inversione che invita a riflettere su un fatto semplice e significativo: il mondo si fida degli italiani. Questa fiducia non nasce dai governi né dalla ricchezza economica. Non è frutto di politiche estere o alleanze militari. È il risultato della reputazione costruita nel tempo da milioni di cittadini che viaggiano, lavorano, rispettano. Che si integrano senza rinunciare alla propria identità e che ovunque si fanno conoscere per ciò che sono: persone affidabili, educate, rispettose delle regole. Non è un caso se il titolo del film diretto da Giuseppe De Santis nel 1964, Italiani, brava gente, sia rimasto impresso nella memoria collettiva. Ambientato durante la campagna di Russia, raccontava la storia di soldati italiani mandati a combattere una guerra non scelta, affrontata con dignità e umanità. Così li ricordavano i compagni di quell’esperienza. E così, in fondo, ci vede ancora oggi buona parte del mondo. C’è un’identità nazionale che emerge in modo silenzioso ma solido, oltre le mode, i pregiudizi e la cronaca politica. Siamo considerati persone che amano il proprio Paese ma che sanno apprezzare anche quello degli altri. Turisti curiosi, lavoratori flessibili, cittadini che non si impongono ma lasciano un buon ricordo. Ci facciamo spesso i fatti nostri, è vero, ma questo viene letto come discrezione più che disinteresse. Una qualità rara che oggi vale più di tante parole. Non è poco. Anzi, è molto. Perché il rispetto internazionale non si conquista con proclami ma con la somma silenziosa dei comportamenti di milioni di persone normali. Se oggi possiamo viaggiare quasi ovunque senza ostacoli, non è merito dei governi, ma di come ci siamo presentati al mondo: con il nostro modo di essere, il nostro stile, la nostra cultura. Forse in molti, nei 189 Paesi che ci accolgono senza visto, dovranno cercare l’Italia sull’atlante. Ma basta dire “Roma” per vedere accendersi un sorriso. Un nome, una città, un’identità che parla di bellezza, storia e affidabilità. Un passaporto, sì, ma anche un biglietto da visita che vale molto di più. Infatti, spesso al controllo passaporti ci sentiamo dire: Italiano? Ah, che bello.


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