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Gratis

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23.02.2026

Signori, venghino. Entrate, accomodatevi, consumate. Mangiate, bevete, approfittate di tutto ciò che la scienza e la tecnica vi offrono con magnanima generosità: è tutto gratis. Nei grandi supermercati si assaggia ogni cosa: un boccone di formaggio, una fettina di salame, un cucchiaino di crema spalmabile che promette felicità in barattolo. Nelle cantine il vino scorre a fiumi, trasmigra docile dalle botti al vostro palato perché possiate educarlo con un sopracciglio sollevato e un lessico improvvisato: “sentori di sottobosco”, “retrogusto persistente”. Tutto offerto. Tutto gratuito. Un’anticipazione di paradiso in formato promozionale. E poi, in mezzo a questa liturgia dell’omaggio, arrivano i premi. Per riceverli comodamente a casa è necessario soltanto un indirizzo. Nulla di invasivo. E per eventuali disguidi un numero di telefono. Anzi due, per scrupolo. La carta di credito? Ma solo per le spese di spedizione. Una formalità tecnica. Non sia mai che diffidiate: qui non c’è trucco e non c’è inganno, c’è soltanto un sistema che funziona grazie alla vostra fiducia. E alla vostra memoria corta. In fondo non è cambiato molto rispetto a ieri. O forse sì: siamo diventati più istruiti e infinitamente più convinti di esserlo. A differenza dei nostri padri e dei nostri nonni, abbiamo studiato. Abbiamo titoli, master, corsi online, certificazioni. Sappiamo navigare, cliccare, accettare condizioni che non leggiamo. Sappiamo soprattutto una cosa: che tutto ci è dovuto. Così diamo per scontato di leggere i giornali in rete senza pagare l’edicola; di informarci su qualunque argomento – per lavoro o per capriccio – senza investire un centesimo. Pretendiamo musica, film, libri, opinioni, competenze: gratis. È tutto gratis. Deve esserlo. Perché la conoscenza è libera, l’informazione è un diritto, e qualcun altro – non si sa bene chi – provvederà al conto. Poi squilla il telefono. Numero sconosciuto. Una voce cortese propone un’offerta galattica: gas della Papuasia con il 50% di sconto, corredato da due coperte in lana merinos, quattro cuscini, una pentola in titanio e un set di candele aromatiche. A quel punto ci indigniamo. “Ma chi le ha dato il mio numero? Come si permette? Io non ho autorizzato nulla!” Davvero? Mai cliccato “accetto”? Mai barattato un indirizzo e-mail per uno sconto del 10%? Mai ceduto dati in cambio di un concorso, di un test sulla personalità, di un’app che vi dice quanti passi fate e quanta acqua dovreste bere? Dall’altra parte del filo, in un impeccabile papuanese globale, la voce potrebbe rispondere con disarmante sincerità: “Perché lei ha sempre pagato così”. Non in denaro, certo. In abitudini. In informazioni. In attenzione. In tempo. In tracciabilità.

La parola gratis non significa “senza prezzo”. Significa che il prezzo non è esposto. E noi, raffinati consumatori dell’era digitale, abbiamo scambiato l’assenza del cartellino per un atto di generosità.


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