79 beatificazioni al costo di 100 miliardi
In Italia le ricchezze personali consolidate ammontano a circa 357 miliardi di euro e sono concentrate nelle mani di 79 persone. Dall’altra parte 2,3 milioni di donne e uomini, pur lavorando, vivono sotto la soglia di povertà. Una frattura sociale netta, che fotografa un Paese in cui il lavoro non basta più a garantire una vita dignitosa. Secondo le stime a queste persone basterebbero circa 200 euro al mese per superare la soglia minima. Tradotto: poco più di 5 miliardi di euro all’anno. Su un arco di vent’anni la cifra complessiva salirebbe a 100 miliardi. Una somma rilevante, ma che equivale a meno di un terzo dei patrimoni oggi concentrati in quella ristretta élite. In termini puramente matematici, una misura straordinaria e una tantum di questa entità non inciderebbe in modo sostanziale sulle grandi ricchezze, anzi, non inciderebbe proprio, ma avrebbe un impatto immediato su milioni di lavoratori poveri. Il punto, quindi, non è tecnico ma politico. Non si tratta di una proposta ideologica, né riconducibile a uno schieramento: è una questione di sostenibilità sociale. Ridurre la povertà lavorativa significherebbe alleggerire tensioni, aumentare i consumi, rafforzare la coesione. Effetti che nel medio periodo produrrebbero benefici diffusi anche per il sistema economico nel suo complesso. Resta l’interrogativo più delicato: una simile operazione incontrerebbe l’opposizione compatta dei diretti interessati? Non necessariamente. Una parte dei titolari di questi patrimoni potrebbe leggere un intervento di questo tipo anche in chiave reputazionale e storica. Nella tradizione italiana, il mecenatismo ha spesso accompagnato le grandi stagioni di sviluppo, lasciando tracce ancora visibili. Da qui la provocazione: se in passato la ricchezza ha finanziato opere destinate a durare nei secoli, oggi potrebbe contribuire a ridurre una delle contraddizioni più evidenti del Paese. Il costo? Cento miliardi. Il risultato: sottrarre milioni di persone alla povertà pur lavorando. Una cifra, in fondo, che qualcuno potrebbe considerare il prezzo di 79 moderne “beatificazioni”.
