Eros e destino nel più folle dei sentimenti
Dalla sapienza antica alle sfide della modernità, il saggio di Luciano Arcella
“Folle saggezza di Eros” è un ossimoro più forte di “ghiaccio bollente”. L’amore è una follia che nasconde in sé la più profonda saggezza del vivere, poiché l’alternativa a quella follia sarebbe l’inaridirsi in una non-vita, in una esistenza diminuita. Giordano Bruno, Nietzsche, Stirner sono alcuni degli autori che Luciano Arcella cita nel suo ultimo saggio La folle saggezza di Eros (pubblicato con Amazon) per cercare un filo nel labirinto dell’Eros. Peraltro il riferimento alla follia e subito dopo alla saggezza fanno chiaramente intendere come a monte di questo moderno dialogo sull’amore vi siano Platone e la figura archetipica di Dioniso: dio della ebbrezza, che invade le menti, spingendo gli uomini all’estasi. L’autore sicuramente può dirsi “uomo di mondo”: nato a Napoli è stato docente universitario a Monaco di Baviera poi a Cali, addetto culturale dell’ambasciata italiana a Mogadiscio, ha scelto infine come luogo di riposo e di meditazione la città di Hammamet. Più di un suo libro è stato dedicato alla figura di Nietzsche: non solo il Nietzsche profeta del destino dell’Occidente, ma anche il Nietzsche “innamorato” della fatale personalità di Lou Salomè. Ora nel saggio sulla “Folle saggezza” i due Nietzsche cari all’autore convergono – se mai fossero stati separati – in un unico discorso sull’amore e sul destino. Nella sua agilità il saggio invita il lettore a recuperare tutta la grande tradizione che va da Omero ed Esiodo, passando per Platone con i dialoghi del Simposio e del Fedro, fino ad arrivare alla grande “rilettura” umanistico-rinascimentale compiuta da Marsilio Ficino e Giordano Bruno. Luciano Arcella è un autore rispettoso delle Tradizioni (rigorosamente al plurale), in un’epoca di isterici impulsi alla cancellazione del passato, ma nello stesso tempo è convinto che si debba vivere profondamente immersi nel nostro tempo: un tempo che è “andato oltre” mettendo in discussione gli stessi miti secolari della modernità. In questo vivere profondamente il nostro tempo, accettando la sfida che il destino della contemporaneità pone, emerge la forza dell’Individuo, libero e nello stesso tempo rispettoso delle individualità altrui. Ciò non toglie che dal passato possano venire ispirazioni, liberamente rielaborate da una coscienza pensante moderna. Molto suggestiva è la tesi ripresa dall’autore di un Platone “esoterico” che propone dottrine non scritte: si badi, queste dottrine non sono “segrete” per una volontà di nascondimento, ma essenzialmente perché richiedono un grado di partecipazione interiore che prescinde dalla forma scritta o anche verbale di una “comunicazione”. E così è in fondo anche l’amore: esperienza intraducibile al di fuori della lingua della vita individuale, che implica una apertura e un’accettazione dell’altro o dell’altra, simile alla grande accettazione dell’esistenza nel suo insieme, nella sua irriducibile caoticità. Appunto come nell’ “amor fati” di Nietzsche. La follia dell’amore dalla arcaica suggestione dionisiaca e platonica scorre nel fiume della cultura occidentale giungendo fino ad Erasmo che vede nella follia “lucida” il genio di chi è capace di uscire dal quotidiano, dal consueto. In questo senso è “folle” l’amore per un’altra persona che rimane sempre un po’ incognita come è folle Cristoforo Colombo che si imbarca sull’Oceano sicuro di aver fatto bene i suoi calcoli, ma non senza il brivido per l’imprevisto che possa smentire il tutto. Tutta la nostra epoca è davvero dominata dal brivido dell’imprevisto, dopo il crollo delle grandi narrazioni che coprivano la vita sotto il velo di certezze dogmatiche. E tuttavia Arcella, sempre seguendo Nietzsche, invita a scoprire nell’esistenza individuale un quotidiano appuntamento col destino. Amare il destino significa fortemente credere che tutta la vicenda terrena, con i suoi aspetti gradevoli e con i suoi aspetti urticanti, sia sempre “dalla nostra parte”, ovvero cospiri attraverso il caos degli accadimenti quotidiani in vista dell’arricchimento della nostra esperienza di vita. L’eros che unisce due corpi in questo senso è la più potente metafora dell’unione dionisiaca tra individuo e mondo.
