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Tutti cercano lavoro. Ma non si incontrano

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11.04.2026

Sul volo interno che da Guangzhou mi portava a Pechino mi è capitato accanto un pezzo di mondo. Si chiama Angela. L’ho incontrata su un aereo, si dice per caso.

Salendo a bordo avevo preso una copia di un giornale cinese. Non ce n’erano altri. Seduta accanto a me c’era Angela. Le ho chiesto se potesse aiutarmi a capire cosa ci fosse scritto. Lei ha sorriso. E ha iniziato a tradurre. Era un messaggio di Xi Jinping, il Presidente della Repubblica Popolare Cinese. Spiegava i cinque punti fondamentali del piano del partito comunista. Quando ha smesso di tradurre, abbiamo iniziato a parlare.

Studia bioingegneria a Pechino. Viene dal nord della Cina, quasi verso la Mongolia, da una città dove in inverno si scende a meno trentacinque gradi. Parla un po’ italiano, abbastanza da sorprenderti. E soprattutto ha fatto quello che oggi fanno molti ragazzi molto bravi: ha provato a uscire.

Per sei mesi ha preparato le candidature per un dottorato in Olanda. Era stata ammessa. Poi è stata respinta. Non per i voti. Non per mancanza di capacità. Per il posto da cui arriva. La sua università è collegata anche a ricerca aerospaziale e di difesa, e in questo momento storico basta questo per finire dentro un perimetro di restrizioni. Così una studentessa di bioingegneria diventa un sospetto. Mi ha detto una cosa semplice, senza rabbia: anche con un PhD oggi in Cina non è facile trovare lavoro. Per questo vuole andare all’estero non solo per studiare, ma per restarci.

Qualche giorno........

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