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Pasolini e Gaber: artisti geniali, uniti dalla battaglia contro il potere

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09.08.2025

Non si sono mai incontrati, Pier Paolo Pasolini e Giorgio Gaber. L’incontro avviene ora, postumo, grazie al lavoro di Valerio Capasa, scrittore e saggista, che ha dato alle stampe Pasolini Gaber. Il potere, la farsa, il cuore (Edizioni di Pagina). Le tre parole del sottotitolo (potere, farsa e cuore) sono, per Capasa, il terreno di incontro tra i due artisti.

Alla fine degli anni Novanta, da giovane studente universitario, si trovò a scoprirli quasi contemporaneamente: leggeva poesie e saggi dello scrittore friulano e la sera, chitarra alla mano, suonava le canzoni del cantautore milanese. «Si sono espressi negli stessi anni, osservando cose simili, e soprattutto – me ne sono accorto nel tempo – spesso anche con le stesse parole e le stesse immagini».

Quali?
Lo spettacolo di Gaber Polli di allevamento del 1978 riprende già nel titolo un’espressione di Pasolini e dialoga con i suoi testi anche attraverso espliciti riferimenti testuali. Vale anche per lo spettacolo Libertà obbligatoria (1976): Pasolini, che era già morto, non aveva potuto vederlo, ma ho ritrovato un’intervista in cui Pasolini usa esattamente la stessa espressione. Non è un caso, probabilmente non si sono influenzati in modo diretto, ma di certo stavano “vedendo” la stessa cosa.

Che cosa vedevano?
Che il nuovo potere, non più repressivo ma permissivo, di fatto obbligava con la forza delle mode. E che ora non solo si poteva fare tutto, ma addirittura si doveva. Se fino a pochi anni prima non si era liberi di decidere con chi sposarsi, ora non avere la fidanzata significava essere un fallito. Era la “libertà obbligatoria” di cui si erano accorti entrambi.

Erano entrambi poliedrici, capaci di maneggiare più linguaggi: cinema e letteratura, e anche molto altro, Pasolini; teatro e canzone Gaber.
Ho provato a pensare, senza pregiudizio, a quali possano essere figure simili a loro nel panorama attuale: due personalità sicuramente non di nicchia, che avevano la capacità di leggere il presente con grande profondità artistica, senza scadere mai nella predica. Devo dire che non ne ho trovate.

Le tre parole del sottotitolo (il potere, la farsa, il cuore) sono “illuminate” dai titoli dei tre capitoli in cui il libro è suddiviso. Il primo, quello sul potere, si intitola: L’ansia di essere uguali.
È un’espressione con cui Pasolini afferma che l’omologazione non è solo un diktat che viene dall’esterno, ma è soprattutto un’ansia che nasce dal di dentro delle persone: un’ansia legata al desiderio di diventare come gli altri. L’unico insegnamento desiderato, perciò, non è più quello della tradizione, ormai annientata, ma la pressione di uniformarsi per trovare uno spazio.

Il secondo capitolo, legato alla “farsa”, si intitola: Far finta di essere sani, il titolo di una canzone di Giorgio Gaber.
Ho voluto esprimere così il fenomeno per cui i diversi tentativi di sottrarsi al potere, in fondo, sono rimasti intrappolati nella sua stessa logica. Vale per la Chiesa, per il ’68, per le tante esperienze di solidarietà, per una certa attenzione al corpo come oasi incontaminata, per........

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