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Il senso della tragedia di Crans-Montana

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14.01.2026

La bella e profonda rubrica di Tempi che appare ogni domenica per merito di Annalisa Teggi (“Casca il mondo”) è sempre molto provocante, nel senso che aiuta ad andare al fondo delle questioni, come è capitato anche sull’attualissimo tema della strage criminale avvenuta in Svizzera nella notte di capodanno. Essa ha provocato la commozione in tutto il mondo per la tragica fine di giovani vite ancora innocenti, insieme alla rabbia ed all’orrore per il comportamento delinquenziale di tanti soggetti. Soprattutto, ha provocato le domande più drammatiche che ogni tragedia non può non generare e che potrebbero sintetizzarsi nella domanda: “che senso hanno il dolore e la vita intera?”.

Uno dei fattori che segnala che nella mia vita personale sono passati tanti anni è che, quando ero giovane, di fronte ad una tragedia venivano chiamati dei sacerdoti, per cercare di alleviare il dolore delle persone coinvolte e, dato il loro status, per tentare di dare un senso a quanto accaduto. La cosa pareva “naturale” a tutti e da tutti accettata. Da un po’ di anni (o decenni) a questa parte, i sacerdoti sono stati sostituiti dagli psicologi, messi a disposizione, meritoriamente, anche dalle istituzioni civili. Da semplice uomo di strada, mi sono posto una domanda: “ma di fronte a tragedie immani come quella svizzera, cosa riesce a dire uno psicologo a persone straziate dal dolore?” e soprattutto, “che cosa riesce a dire di fronte alla........

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