In Sicilia non basta riparare: la sfida della riviera jonica messinese
Quando succedono eventi catastrofici come quelli legati all’uragano Harry in Sicilia, dopo la conta dei danni si cercano risposte. Per questo, dopo aver raccontato la sofferenza delle attività commerciali, ci soffermiamo su ciò che stanno facendo le istituzioni e sulle iniziative degli stessi cittadini che, preoccupati per la fragilità del territorio, si sono riuniti nel Comitato per la coprogettazione della zona jonica.
Ne parliamo con Danilo Lo Giudice, sindaco di Santa Teresa di Riva, il Comune più colpito della riviera jonica messinese, e con Serena Bonura, membro del comitato. È l’occasione per analizzare anche le misure adottate dalla Regione siciliana per sostenere la ripresa.
“Il lungomare è la vita principale di una comunità costiera.”
Danilo Lo Giudice – che abbiamo incontrato in Comune alcune settimane fa a seguito di un incontro con il presidente della Regione Renato Schifani – parte da qui per spiegare cosa è successo: “Quando cede il lungomare non si interrompe soltanto una strada, ma si bloccano rifornimenti, trasporti, accessi al mare, commercio, turismo e una parte essenziale della vita quotidiana di Paesi che su di esso si reggono da decenni. Quando è stato realizzato, negli anni Settanta, c’erano circa 150-200 metri di spiaggia. Oggi in molti tratti sono rimaste poche decine di metri. Le case non sono state costruite sul mare, come ho sentito dire in questi mesi da chi non conosce il territorio, ma è il mare che si è mangiato la spiaggia e ha cambiato il rapporto tra costa, abitato e infrastrutture. È anche per questo che oggi non si può immaginare una ricostruzione semplicemente ‘uguale a prima’. Prima bisogna proteggere il lungomare, allungare di nuovo la spiaggia dove possibile, intervenire con opere di difesa costiera, poi ridisegnare e ricostruire. Il punto, però, è che nel frattempo bisogna anche impedire che il mare continui a portarsi via ciò che resta”.
Lo Giudice prosegue ammettendo che “queste sono opere provvisionali, che servono a mitigare il rischio e a evitare ci siano ulteriori crolli o cedimenti di quello che è rimasto del vecchio muro d’argine. Non risolvono il problema: lo tamponano”.
Nel caso di Santa Teresa di Riva, che ha un lungomare di 3,5 chilometri di cui più di 2,5 colpiti dalla mareggiata, si è riusciti a intervenire in tempi brevi per ripristinare la parte più a nord, mentre una delle situazioni più critiche riguarda la zona sud, di cui abbiamo parlato nel pezzo dedicato alle attività economiche colpite dall’uragano Harry. Sebbene i lavori stiano procedendo ogni giorno, se arrivasse oggi una nuova mareggiata importante, la vulnerabilità del tratto costiero resterebbe altissima. Tra gli interventi previsti come somma urgenza autorizzati dalla Regione c’è anche la realizzazione di una barriera radente di massi ciclopici sotto il muro del lungomare, pensata per attenuare la potenza delle onde. A questo si aggiunge il riempimento con materiale stabilizzato dei tratti di lungomare “sifonati”, cioè svuotati sotto il piano stradale dall’azione del mare.
Nel discorso del sindaco pesa però anche un altro tema, più strutturale: quello della barriera soffolta, l’opera di difesa costiera che avrebbe dovuto rafforzare la protezione del litorale e che invece si è impantanata negli anni tra passaggi burocratici e modifiche progettuali.
I tempi, però, non sono brevi: “La vera tenuta del lungomare si avrà solo quando sarà completato l’intervento complessivo di ripascimento e difesa della costa, con il ripristino di una spiaggia più ampia e dei pennelli a mare. Ma non si tratta di un obiettivo a breve termine: il cronoprogramma è di circa tre anni, in linea di massima contiamo di poter completare l’intervento in 18-24 mesi, al netto delle condizioni meteo e dell’esito di un nuovo studio batimetrico. L’ultima mareggiata ha modificato in modo........
