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Due mesi dopo l’uragano Harry: ristori insufficienti, lavoratori soli

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10.03.2026

Come stanno i paesi della riviera jonica messinese colpiti dall’uragano Harry? Tra ricostruzione e incertezza, la risposta non è uguale per tutti. Per capirlo, visto che quei posti li conosco bene – provengo da uno dei Comuni colpiti, Furci Siculo, anche se oggi vivo altrove – ci sono tornata, alcuni giorni fa, e ho percorso la zona in lungo e in largo, sia in auto che in bicicletta. E quello che ho visto, a quasi due mesi di distanza dalla notte tra il 20 e il 21 gennaio 2026, è un territorio che prova a rimettersi in piedi, senza riuscire a lasciarsi alle spalle quanto accaduto.

Da un lato si lavora di continuo per ricostruire tratti di lungomari, muretti, marciapiedi, piazzole, sistemi fognari e altro che le onde hanno trascinato via, cercando di ripristinare l’arteria marina per quello che è sempre stata, da queste parti: una via principale di collegamento tra i vari paesi – e quindi tra quei paesi e il resto del mondo.

Dall’altro, accanto a cantieri e lavori in corso, continuano a risuonare parole come perdita e profonda incertezza, soprattutto nelle voci di chi aveva un’attività e oggi non ce l’ha più, di chi ha chiuso per settimane e ha riaperto a singhiozzo e di chi non sa se in estate aprirà in forma ridotta oppure per nulla.

Sono loro, i titolari di attività commerciali affacciate sui lungomari (non tutte legate al turismo estivo), a raccontare a SenzaFiltro che cosa resta davvero, oggi, dopo il passaggio di Harry, e che cosa significhi lavorare in questo momento storico.

Incontro Monica Piana una mattina in cui in Sicilia il meteo fa un po’ i capricci, c’è un sole caldissimo, anche troppo, ma poi il cielo si annuvola e comincia a piovere a dirotto. Siamo a Letojanni, e il lungomare è solo la parvenza di quello che era, soprattutto nella parte nord: ristoranti chiusi o deserti, lidi distrutti, il manto stradale collassato, sabbia e massi arrivati fin sotto le case. Ed è distrutto anche il negozio di Monica, Piccoli Ribelli, che come si può intuire dal nome non è un’attività legata al turismo estivo.

“Il mio è uno di quei posti in cui trovi un po’ di tutto: cartoleria, oggettistica per la casa, detersivi, articoli per le feste, giocattoli e così via. Viene gente del posto, ma anche turisti. Inoltre supporta i lidi e le attività di Letojanni: vendo i rullini per le casse, i blocchetti delle comande, eccetera. Un lavoro che mi ha resa felice per tutti questi 18 anni” mi dice Monica, la malinconia in un sorriso che, a un mese e passa di distanza, non riesce a fare pace con quanto è successo.

La incontro insieme alla figlia davanti a piazza Cagli; poi andiamo insieme fino al negozio e, mentre camminiamo, mi racconta che è arrivata qui dopo un periodo a Milano e a Roma. A “portarcela” il padre che, andato in pensione, ha voluto riposarsi dalle sue fatiche proprio in questo paese sul mare. Monica aveva trasferito la sua attività sul lungomare solo sei mesi prima dell’uragano Harry: “Ho investito tutto in questo negozio. Avevo iniziato con quattro cose dalle parti della stazione, poi sono cresciuta e, avendo bisogno di un locale più grande, mi sono spostata qui”. Il qui è un locale di 120 metri quadrati che, per com’è adesso, lascia a malapena intuire il tripudio di colori e vita che doveva essere.

“Quella sera (il 20 gennaio, N.d.R.), mentre c’era già l’inferno, ero a casa di mio padre, che ha dovuto chiudere a chiave per evitare che uscissi a vedere cosa stava succedendo. Già dal giorno prima c’era l’allerta meteo, pertanto ci eravamo attrezzati chiudendo le porte di ferro e mettendo le travi in legno”. Peccato sia servito a poco: il suo negozio è a un livello più basso della strada – per entrare infatti bisogna scendere una manciata di scalini –........

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