Equilibrare l’organizzazione del potere giudiziario
Ci sarebbero tante cose più serie di cui parlare, ahinoi, ma bisogna anche tener conto di quanto è più vicino e sul cui almeno possiamo nutrire la pur pia illusione d’incidere in qualche modo. S’avvicina ormai a grandi passi la data del referendum confermativo della riforma costituzionale volta ad apportare un qualche rimedio alle gravi disfunzioni registrate nell’operato della magistratura italiana.
Allora, tentare un’esposizione dei principali temi a confronto può tornare utile. Anzitutto, cosa questa riforma s’è proposta precisamente di fare? Semplicemente di rendere più equilibrata l’organizzazione del potere giudiziario – ché di autentico potere si tratta, non d’altro – distinguendo nettamente i ruoli dell’accusa e della difesa nel processo penale, nel contempo disinnescando interferenze dei pubblici ministeri sulle carriere dei giudici, interferenze impossibili da evitare, fino a quando entrambi saranno valutati dallo stesso organo d’autogoverno, il famigerato Consiglio Superiore della Magistratura, in acronimo Csm.
Con l’aggravante, che a comandare in quell’ambiente sono nella sostanza pubblici ministeri, antropologicamente più aggressivi e con carica d’iniziativa, e dunque sono essi in prevalenza a tirare le fila in quel teatro.
In secondo luogo, introducendo il meccanismo del sorteggio per la scelta dei componenti del Csm, s’è inteso contrastare seriamente le alchimie correntizie che la fanno da padrona nell’Associazione nazionale dei magistrati, in acronimo Anm: vero luogo dell’elaborazione politica della magistratura, e sede per la designazione dei componenti del Csm, di fatto trasformatosi in........
