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Dieci anni senza Pannella, l’ultimo irregolare

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21.05.2026

Marco Pannella non è stato un uomo di partito, nemmeno del suo. È stato un irregolare permanente della politica italiana: un liberale che parlava di socialismo, un anticlericale incapace di odiare la Chiesa, un borghese innamorato degli emarginati, un nonviolento radicale in un Paese e in una stagione che avevano bisogno di nemici assoluti.A dieci anni dalla sua scomparsa, forse il modo meno interessante di ricordarlo è l’elenco delle battaglie vinte. Divorzio, aborto, obiezione di coscienza, carceri, diritti civili o le intuizioni permanenti, come l'europeismo federalista. Tutto incredibilmente vero e attuale. Ma Pannella è stato soprattutto uno stile umano e intellettuale: una forma di insofferenza verso ogni conformismo, anche quello progressista.L'intervista a Playboy nel gennaio del 1975 e la prefazione al libro “Underground a pugno chiuso!” di Andrea Valcarenghi, del luglio 1973, sono per me pietre miliari per cogliere l'essenza vera di Pannella, della sua, per dirla alla Foucault, “vita come opera d’arte”, pratica etica di libertà contro i dispositivi di potere.L'autobiografia politica di Pannella comincia molto prima della politica perchè "non ci può essere divorzio fra vita pubblica e vita privata". Comincia in Abruzzo, tra Teramo e Pescara, fra “zie, contadine”, nel ricordo di “un certo calzolaio antifascista, dove non si doveva andare”, e nella sparizione improvvisa di Adria, la........

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