Dalla cantina al Giro d'Italia: 48 anni di storia Polti raccontati da chi guida oggi l’azienda
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C'è una frase, pronunciata in dialetto torinese da una cliente di una lavanderia, che ha dato origine a un'azienda che oggi produce elettrodomestici in quasi cinquanta Paesi del mondo. "Ma perché non inventi qualcosa del genere anche per noi, a casa? Ci mettiamo una vita a stirare con i ferri tradizionali." A dirla fu una signora che gestiva una lavanderia a Torino, rivolgendosi a Franco Polti, giovanissimo rappresentante di componenti per lavanderie, mezzo calabrese e mezzo comasco, mentre gli mostrava insoddisfazione per gli stira pantaloni professionali con caldaia che lui le stava vendendo. Quarantotto anni dopo, sua figlia Francesca siede alla guida di quell'azienda come presidente e amministratrice delegata, ed è da quella frase, prima ancora che da un piano industriale, che vale la pena partire per raccontare la storia in questa puntata di Money Vibez Stories.
"Perché non inventi qualcosa del genere?"
Erano gli anni Settanta, e Franco Polti aveva poco più di vent'anni. La proposta della cliente lo colpì, ma all'inizio, racconta oggi Francesca Polti, "l'ha presa un po' così", senza troppo entusiasmo. Poi ha cominciato a studiare la caldaia, a immaginare come miniaturizzarla per uso domestico, e ha fatto qualcosa che dice molto del carattere di famiglia: una scommessa con il proprio datore di lavoro. Se fosse riuscito a vendere quegli stira pantaloni professionali, difficilissimi da piazzare, entro fine mese, in cambio avrebbe voluto che gli producesse venti caldaie per un prodotto a cui stava pensando. "Vince la scommessa, perché è un grandissimo venditore ancora oggi", racconta Francesca Polti. Ha iniziato a costruire in cantina, come si faceva allora, inventando quello che è a tutti gli effetti il primo ferro da stiro a vapore con caldaia separata per uso domestico al mondo. Non lo brevettò. Ma con lui, dice sua figlia, "nacque un mercato": quello dei ferri con caldaia, che oggi conta milioni di pezzi venduti ogni anno in tutto il pianeta.
Un nome diventato un modo di dire
Se oggi in Italia si dice "Vaporella" per indicare un ferro da stiro a vapore, quale che sia il marchio che lo produce, è anche merito, e un po' croce, di quella prima invenzione. Francesca Polti racconta la nascita del nome quasi come un aneddoto di famiglia più che come una scelta di marketing: "Non penso che ci sia stato un ballottaggio, dalla storia che so io lui, quella scelta, l'aveva proprio subita." Un gioco di parole, un vezzeggiativo legato alla parola vapore, diventato negli anni Novanta, con il boom del prodotto, sinonimo dell'intera categoria merceologica. Un'arma a doppio taglio, ammette: "Fa più piacere o fa più arrabbiare? È un sentimento contrastante. Da una parte sicuramente è un orgoglio, però la usano scorrettamente anche gli altri." Per questo, spiega, oggi la strategia dell'azienda punta molto più sul marchio Polti in quanto tale, per riportare identità e riconoscibilità sotto un unico nome.
C'è un dettaglio che racconta più di ogni numero la fedeltà che quel primo prodotto ha costruito nel tempo: nello stabilimento di Bulgarograsso, in provincia di Como, Polti produce ancora oggi, accanto ai modelli più tecnologici con brevetti di autoriempimento, l'originale del 1978, in una versione vintage, circa trentamila pezzi l'anno. Ha un doppio tasto pensato solo per i destrorsi. I mancini, racconta Francesca Polti con un sorriso, "la vogliono lo stesso, se la prendono più tosta, e io dico e non me la fa cambiare mio padre. No, quella è l'originale e si deve continuare a produrre nello stesso modo."
Nata insieme all'azienda
Francesca Polti ha un solo anno in meno dell'azienda di famiglia. "Per me è normale, mi dicono sempre che son cresciuta a pane e Vaporella, perché sono nata insieme all'azienda." Il primo ricordo che ha non è un prodotto, ma un luogo: la fabbrica era nel sotterraneo di casa, prima del trasferimento in uno stabile vero nel 1986, e per lei da bambina era normale scendere là sotto per incontrare la madre e il padre, che hanno sempre lavorato insieme, lei tra l'ufficio e la produzione, lui tra le fiere in Piemonte e Lombardia, poi in Francia, poi in Spagna. "Mio papà dice sempre che se avesse saputo l'inglese, a quest'ora sarebbe stato ancora più famoso", racconta, in una battuta che restituisce bene lo........
