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Ragazzi con i coltelli, la ricercatrice del Cnr: “Le armi e quelle risposte che non ti aspetti dai 15-19enni” /

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07.04.2026

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Roma, 7 aprile 2026 – Intrecciano molte fragilità gli  adolescenti armati di coltelli. Lo spiega Sabrina Molinaro, dirigente di ricerca al Cnr e coordinatrice del progetto Espad Italia, un grande cantiere di studio sugli adolescenti europei. “Di solito c’è un’alta correlazione tra i ragazzi che usano armi o comunque compiono atti violenti e quelli che usano sostanze o dimostrano fragilità online, penso al cyberbullismo. Ci sono associazioni frequenti”.

Cosa vuol dire che quasi 90mila ragazzi tra 15 e 19 anni hanno usato un coltello o in genere un’arma nel 2025? Questo è l’ultimo dato sul quale state lavorando.

“Sicuramente è un fenomeno che sta crescendo, fino a qualche anno fa non era così usuale trovare ragazzi che rispondono serenamente sì, a me è capitato di usare un’arma per difendermi o di far male a qualcuno usando un’arma. I 90mila sono una proiezione sulla percentuale che abbiamo rilevato, ricordiamoci che gli studenti italiani sono 2,5 milioni”.

Esattamente, qual è la domanda che avete fatto nel questionario?

“La domanda esattamente era: rispetto agli ultimi 12 mesi, ti è mai successo di usare un’arma di qualunque tipo per ottenere qualcosa da qualcuno? E in 90mila rispondono di sì. Non tutti coltelli ma è plausibile che le lame siano la maggioranza”.

Da dove arriva? Ad esempio dai nordafricani di seconda generazione?

“Molte di queste mode sono derivate dalla cultura trap. E si vedono molto nelle serie tv, mi sembra un’abitudine molto statunitense. Non vediamo grandi differenze tra le varie etnie. Sintetizzando, direi che l’influenza arriva soprattutto dal mondo dei social e della musica. Nella musica trap non è che si parla di amore e sentimenti. Piuttosto si dice, ora ti spacco la faccia”.

A questo link le info su Espad Italia

Perché si armano di coltelli? Come ve lo spiegano?

“Dicono: per sentirsi sicuri”.

“Ci si aspetta che siano i figli “delle famiglie meno abbienti”.

“Invece c’è una polarizzazione, sono i ragazzi delle famiglie meno abbienti e quelli delle famiglie più ricche. E qui mi 

potrei immaginare anche un uso differente del coltello. Hanno invece una prevalenza più bassa nell’uso di armi i ragazzi delle famiglie che stanno in mezzo”.

“Nelle domande che facciamo chiediamo se è capitato di fare male a professori o compagni di classe. Di solito, i bersagli sono pari o insegnanti”.

Perché la rabbia si scatena molto contro gli insegnanti?

“Un po’ è atavico, l’insegnante è quella figura che crescendo contrasti. Vero che molte di queste nuove generazioni si trovano in ambienti familiari che sono eccessivamente accudenti, smettono di insegnare la gestione della frustrazione. Magari il ragazzo quando arriva a scuola si sente frustrato, non sa gestire questa situazione che scatena la rabbia”.

Guardando in giro per l’Europa, l’emergenza coltelli è condivisa.

“Sicuramente è un disagio generazionale. Risse e ragazzi volenti ci sono sempre stati. Ma ora sulle nuove generazioni stiamo osservando questa incapacità di tolleranza della frustrazione. Se sono abituato ad essere iper stimolato, nel momento in cui sento il vuoto e non riesco a riempirlo, mi monta la rabbia. Naturalmente questa è una generalizzazione. Ma sicuramente c’è una parte di ragazzi che ha un disagio maggiore. Si parla di generazione ansia. Una parte si rinchiude e diventa depressa, un’altra parte agisce e commette episodi violenti”.

Il ruolo della famiglia?

“Si è un po’ perso l’accudimento normativo. I genitori amici che non si mettono in contrasto con i figli dicendo no. I confini vengono sempre più smembrati. E questo è quello che vediamo accadere ora nei ragazzini”.

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