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Prostituzione e aborti clandestini: “Vi racconto il nostro lavoro con le donne straniere” /

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25.04.2026

07-08-18 Rimini - Viale Regina Margherita prostituzione prostitute viados trans - photo PETRANGELI

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Roma, 25 aprile 2026 – La prostituzione in Italia vista da chi si prende cura delle donne straniere. L’impegno a impedire “gli aborti clandestini, che ancora oggi sono una realtà come l’infibulazione genitale femminile e le circoncisioni illegali”.

Gli ambulatori medici per straniere

Foad Aodi, arabo palestinese, presidente dell’Amsi (Associazione medici di origine straniera in Italia), torna con la memoria al 2001-2002, quando ha aperto nel nostro Paese ambulatori con medici stranieri, “soprattutto per chi non aveva il permesso di soggiorno. Civitavecchia, Ladispoli... Strutture sanitarie pubbliche per superare tutte le barriere, come la difficoltà linguistica, per aumentare la prevenzione e garantire un sostegno anche un punto di vista psicologico”.

Dalla ginecologa “arrivavano spesso donne africane, sudamericane e dai Paesi dell’Est Europa e c'era una percentuale alta di chi denunciava episodi di molestie sessuali. Sì, c’era anche chi voleva abortire. E noi all'epoca le indirizzavamo nei consultori”.

Prostituzione e aborti clandestini oggi in Italia

Ma oggi continua ad esistere un problema di aborti clandestini, ad esempio per le prostitute in Italia? “Sì, esiste eccome – conferma dal suo osservatorio il dottor Aodi -. Ed è parallelo ad altri due fenomeni. A partire dalle circoncisioni illegali, anni fa ci ho messo la faccia quando sono morti dei bambini, anche a Monte Rotondo. Abbiamo chiesto alle Regioni di metterle in regola, tante hanno accettato la mia proposta. E continua ad essere praticata l’infibulazione genitale femminile. Queste tre cose sono legate tra di loro per le concause anche se la finalità è diversa. Ci sono tante prostitute e donne vittime di violenza sessuale. Gli aborti clandestini rischiano di aumentare se non ci sono consultori dedicati specialmente alle donne che non hanno il permesso di soggiorno”.

A questo link le info sull’Amsi

Cosa raccontano le donne sugli aborti clandestini

“Le donne nel corso degli anni ci hanno raccontato di aver affrontato l’aborto. Dove? Secondo le nostre verifiche, nel 52% dei casi si rivolgono a persone non qualificate. Chi sono? Di solito altre donne, tipo santone, non hanno una formazione sanitaria. Proprio come chi ha ucciso i bambini con la circoncisione illegale praticata a casa, con un coltello. Sono luoghi come capita, senza alcuna garanzia di sicurezza. Vale anche per l'infibulazione genitale femminile. Mi ha chiamato una signora, mi ha detto: ho il sospetto che mio marito porti mia figlia in Africa per questo. Le ho risposto: vai dai carabinieri, denuncia. Io posso sollevare il caso con le statistiche ma poi bisogna denunciare”.

Chi sono le donne straniere che abortiscono

Per il presidente dell’Amsi, “la maggioranza degli aborti avviene nelle famiglie molto povere, tante sono prostitute, la maggior parte sono donne africane, sudamericane e cinesi”.

Dopo l’impegno di una vita perché gli stranieri si trovino a casa in Italia, nel 2026 è frustrante trovarsi a fare i conti ancora con questa rtealtà sconcertante? “Sicuramente è inaccettabile in un Paese come l’Italia. Sono l'ambasciatore anche all'estero della cultura e della sanità italiana. Ma certe volte mi trovo in difficoltà, a disagio, nel continuare a raccontare cose che purtroppo non corrispondono alla verità. Io amo l’Italia e sono impegnato in tante battaglie ma purtroppo ci sono due binari: uno è quello della popolazione e della società civile, dei professionisti della sanità; dall'altra parte c’è il mondo politico, questa distanza aumenta giorno per giorno”.

Come si combatte l’aborto clandestino

Ma come si combatte l’aborto clandestino? “Lo ripeto da vent’anni: più legalità c’è e più si restringe il canale dell’illegalità. Vuol dire più campagne d’informazione, più coinvolgimento delle comunità, più sostegno economico e psicologico alle coppie in difficoltà, più centri d’ascolto, più corsi di lingua d’italiano per far capire diritti e doveri. Noi per primi nel 2000 abbiamo proposto il manifesto della buona immigrazione, lo aggiorniamo ogni due-tre anni. Sicuramente pochi governi si sono focalizzati su questo. Noi diciamo da sempre: separiamo gli ingressi irregolari da quelli qualificati e programmati”. Il dottor Aodi torna molto indietro, alla “prima legge Martelli che ha consentito ai medici stranieri di iscriversi agli ordini professionali. Ecco, quella era buona politica dell’immigrazione”.

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