Sanchez nel solco di Zapatero, scossa alla sinistra europea /
Pedro Sanchez, premier spagnolo, in conferenza stampa (Ansa)
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Roma, 4 marzo 2026 – Una volta c’era l’eurosocialismo che auspicava la fine della guerra fredda e un maggiore impegno per moderare i Paesi della Cortina di Ferro e portarli via con gli esempi virtuosi dal dominio dell’Unione Sovietica. L’ideologo di quella stagione fu Bettino Craxi, che disse no all’uso bellico della base Usa di Sigonella in Sicilia creando un caso internazionale, ma dimostrando che si può anche dire no al potere delle armi.
Craxi aveva alleato il suo Psi – prima di tutte le sventure accadute – ad altri colossi del socialismo continentale: il portoghese Mario Soares, il francese François Mitterrand, lo svedese Olof Palme, il greco Georgios Papandreu e ovviamente lo spagnolo Felipe Gonzalez.
In questi giorni sembra che l’unico che ancora ambisca a ripetere quella stagione sia proprio l’iberico Pedro Sanchez, leader dei socialisti che nel 1978, quando si covava quell’esperienza, aveva 6 anni.
Economista e professore........
