Sanchez nel solco di Zapatero, scossa alla sinistra europea /
Pedro Sanchez, premier spagnolo, in conferenza stampa (Ansa)
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Roma, 4 marzo 2026 – Una volta c’era l’eurosocialismo che auspicava la fine della guerra fredda e un maggiore impegno per moderare i Paesi della Cortina di Ferro e portarli via con gli esempi virtuosi dal dominio dell’Unione Sovietica. L’ideologo di quella stagione fu Bettino Craxi, che disse no all’uso bellico della base Usa di Sigonella in Sicilia creando un caso internazionale, ma dimostrando che si può anche dire no al potere delle armi.
Craxi aveva alleato il suo Psi – prima di tutte le sventure accadute – ad altri colossi del socialismo continentale: il portoghese Mario Soares, il francese François Mitterrand, lo svedese Olof Palme, il greco Georgios Papandreu e ovviamente lo spagnolo Felipe Gonzalez.
In questi giorni sembra che l’unico che ancora ambisca a ripetere quella stagione sia proprio l’iberico Pedro Sanchez, leader dei socialisti che nel 1978, quando si covava quell’esperienza, aveva 6 anni.
Economista e professore universitario
Pedro Sanchez Pérez-Castejon è infatti nato il 29 febbraio 1972, l’anno delle tragiche Olimpiadi di Monaco. Guida il Partito Socialista Operaio Spagnolo (Psoe) dal 2014 e dal 2018 è il premier nonostante la crisi del 2023, risolta la quale è riuscito a rimanere alla Moncloa. Economista, docente universitario, è sicuramente come carisma l’erede non solo di Gonzalez, ma anche di José Luiz Rodriguez Zapatero, l’ultimo socialista a governare il Paese tra il 2004 e il 2011 fra José Maria Alfredo Aznar Lopez (1998-2004) e Mariano Rajoy Brey (2011-2018), i due leader del Partito Popolare con i quali aveva molto legato Silvio Berlusconi.
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Le analogie con Zapatero
La stagione di Zapatero ricorda molto quello di Sanchez: fu il premier socialista che ritirò il proprio esercito dall’Iraq, che iniziò una trattativa non facile con i separatisti baschi dell’Eta, che liberalizzò le unioni omosessuali e cercò di regolarizzare l’immigrazione clandestina nonostante le mille polemiche per le azioni anche cruente sulla rotta delle Canarie. Sui diritti civili la base gettata da Zapatero resistette anche ai tentativi di revisionismo da parte del successore Rajoy e dell’episcopato soprattutto castigliano. Sulla scia di Zapatero, Sanchez ha intensificato le libertà personali pur scontrandosi con un elettorato che sembra spostarsi a destra oltrepassando i Popolari e rivolgendosi soprattutto a Voz.
L’indagine sulla moglie Maria Begona Gomez Fernandez
Una lotta politica che è stata anche intaccata dall’indagine che nel 2024 ha coinvolto la moglie del premier, Maria Begona Gomez Fernandez, impiegata di una Ong, per appropriazione indebita di fondi pubblici.
Il marito aveva resistito alla richiesta di dimissioni venuta dalla destra e aveva ragione: lo scorso 23 febbraio il tribunale ha scagionato del tutto la donna dalle accuse anche di traffico di influenze perché “non esistono prove razionali sufficienti”. Ma al di là di questo caso, la ferma posizione di Sanchez nei confronti degli Stati Uniti con la mancata autorizzazione al decollo di aerei verso il Medio oriente delle cinque basi dell’aviazione Usa presenti nel territorio iberico è venuta in un discorso in cui Sanchez ha trattato vari punti, ma che si basa su una frase essenziale: “La Spagna è contro la guerra”.
La scossa nella sinistra europea
Poche parole che hanno subito fatto un effetto deflagrante nella sinistra europea che, stando ai risultati elettorali, ha perso moti dei suoi consensi proprio perché mancano quei leader di schieramento che l’avevano fatta diventare importante e indispensabile e addirittura sentita parlare con più voci, perché oltre all’eurosocialismo di Craxi poteva contare sull’eurocomunismo di Enrico Berlinguer che aveva soprattutto nel francese Georges Marchais e (guarda caso) nello spagnolo Santiago José Carrillo Solares i suoi più potenti alleati.
La spinta di Starmer e l’onda portoghese
Un occidente di sinistra che attualmente il britannico Key Rodney Starmer fatica a sostenere e che quindi lascia il solo Sanchez sulla trincea (anche se pure la Gran Bretagna non vuole schierarsi a fianco degli Usa contro l’Iran). Ma una notizia proveniente dal vicino Portogallo può fare tirare un sospiro di sollievo al leader del Psoe: a Lisbona il nuovo Presidente della Repubblica (poco più che un notaio, ma comunque politicamente influente) è il socialista Antonio José Martins Seguro che nel ballottaggio dello scorso 6 febbraio ha conquistato il 66,8% delle preferenze (partendo dal 31 al primo turno) sconfiggendo André Ventura, amico di Matteo Salvini ed esponente della destra di Chega, che si diceva sicuro che sarebbe salito al Palacio de Belem. C’è quindi la possibilità che si ricostituisca almeno un asse Sanchez- Seguro dopo quello Gonzalez-Soares in difesa di una Europa unita e solidale che i sovranismi sembrano smontare pezzo a pezzo. Sanchez non ci sta e ha detto la sua a voce alta, vediamo chi lo saprà seguire e soprattutto se le vicende elettorali continueranno in Spagna a premiare il riformismo contro il conservatorismo.
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