menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

Cosa succede adesso? Le aziende avranno i rimborsi per quanto pagato?

11 5
20.02.2026

New York, 20 febbraio 2026 – I dazi imposti a più di novanta Paesi da Donald Trump sono illegittimi secondo quanto ha stabilito oggi la Corte Suprema degli Stati Uniti. Ma cosa succederà ora dopo la bocciatura della politica commerciale del tycoon? Come funzioneranno i rimborsi per le aziende? I giudici non hanno chiarito questo punto, ma in teoria il governo statunitense dovrebbe adesso restituire gran parte dei soldi incamerati con le tariffe, che ammontano in totale a circa 175 miliardi di dollari. Ecco dunque quali sono i problemi e i possibili scenari.

Come vengono pagati i dazi

Per quasi tutti i beni soggetti a dazi, un importatore deposita una cauzione presso l'agenzia Customs and Border Protection e paga un dazio stimato sulla merce per poterla introdurre negli Stati Uniti. Il governo effettua poi una determinazione finale del valore dei dazi su quei beni, un processo detto "liquidazione": in media avviene circa nove mesi dopo l'ingresso delle merci, cioè 314 giorni. I pagamenti in eccesso vengono rimborsati oppure, in caso contrario, tocca all'importatore versare altri soldi.

Chi si occuperà dei rimborsi

Sarà la Court of International Trade, la Corte degli Stati Uniti per il commercio internazionale, a doversi occupare di come gestire i rimborsi. Questo tribunale federale ha giurisdizione su controversie legate al commercio internazionale, inclusi i dazi e le importazioni. La Corte Suprema non ha indicato alcuna disposizione in merito, ma non c’è dubbio – come ha sottolineato uno dei tre giudici nominati da Donald Trump, Brett Kavanaugh – probabilmente genererà gravi conseguenze pratiche a breve termine.

Come verranno gestiti i rimborsi

Finora sono più di un migliaio le cause presentate dagli importatori presso il tribunale commerciale per ottenere rimborsi. Dopo il pronunciamento della Corte Suprema è probabile che ne seguano molte altre. Secondo gli esperti legali, non è chiaro se possa essere costituita un'azione collettiva per coprire la vasta gamma di aziende che hanno pagato i dazi.

Secondo la legge commerciale Usa, gli importatori hanno due anni di tempo per fare causa. Il processo potrebbe penalizzare le piccole imprese, sulle quali i dazi hanno avuto un peso maggiore in rapporto al giro d'affari e agli strumenti finanziari a disposizione. Alcuni piccoli importatori potrebbero rinunciare a un potenziale rimborso piuttosto che pagare migliaia di dollari in spese legali e giudiziarie.

Il precedente e il nodo piccole imprese

La Corte per il commercio internazionale ha già gestito rimborsi su larga scala, ma forse questo rischia di essere un caso più complicato. Il precedente da ricordare risale a quarant'anni fa: il Congresso aveva emanato nell'86 una tassa per la manutenzione dei porti, calcolata sul valore di tutte le merci in entrata e in uscita dai porti statunitensi. La Corte Suprema stabilì nel '98 che parte della tassa era incostituzionale. La Corte per il commercio gestì dunque un processo di rimborso che coinvolgeva oltre centomila richiedenti, sotto la supervisione della giudice Jane Restani, 77 anni, nominata da Ronald Reagan e ancora in carica.

Da allora il governo ha modernizzato il sistema di rimborsi: ha tracciato i pagamenti dei dazi e migliorato i sistemi di registrazione, il che dovrebbe facilitare la determinazione dell'ammontare dei rimborsi. Ma le piccole imprese temono di venire beffate: hanno chiesto all'amministrazione Trump di emettere rimborsi automatici ed espresso preoccupazione che il governo possa esaminare la documentazione di importazione in modo da rallentare il processo di rimborso.

Inoltre, secondo quanto sostengono gli esperti, anche se i rimborsi venissero distribuiti, alcune aziende potrebbero non ricevere i soldi perché non considerati importatori ufficiali, cioè l'entità responsabile di garantire che le merci siano conformi alle normative. In quel caso, le procedure potrebbero durare anni.


© Quotidiano