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Quando la Terza via funzionava. Ma il successo di quelle politiche non seppe sopravvivere al 2008

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12.07.2026

La Terza via non è fallita Un nuovo liberalsocialismo per impedire il trionfo della paura La ricetta riformista degli anni Novanta deve tradursi in un welfare più aperto La domanda di sicurezza non può essere consegnata ai nemici della libertà

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Roma, 12 luglio 2026 - La Terza via non è fallita nel senso sbrigativo con cui oggi la liquidano i suoi avversari. Ha esaurito la sua funzione storica: aveva vinto dentro un mondo che, a un certo punto, è finito. L’errore dei suoi protagonisti fu scambiare un equilibrio irripetibile per un approdo definitivo: la fine della storia. Ma, per quasi vent’anni, l’Occidente credette davvero che democrazia liberale, mercati aperti, innovazione e protezione sociale potessero avanzare insieme. E non era una favola, ma un patto reso possibile dal momento unipolare americano, dal dividendo della pace e dall’espansione del commercio mondiale.

Bill Clinton, Tony Blair e Anthony Giddens, con i loro seguaci, tradussero quella stagione in una formula: accettare il mercato senza consegnare ad esso l’intera società; sostituire allo Stato proprietario uno Stato regolatore e investitore; affiancare alla disciplina dei conti formazione, occupazione flessibile e inclusione. Avevano compreso che la socialdemocrazia industriale non........

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