Sanremo 2026, Lillo scende le scale in moonwalk e parafrasa Petrecca: le gag della seconda serata
Fa il suo ingresso sul palco dell’Ariston alle 22 il terzo co-conduttore della seconda serata sanremese: Lillo. Il comico, con la sua inimitabile verve, scende le celebri scale dell’Ariston ballando e accennando un quasi perfetto moonwalk. In elegante completo scuro, combina ironia, leggerezza e cultura pop, e parte tra i sorrisi il suo 76° Festival di Sanremo.
“Meglio fare tante cose male che una bene". Comincia così la co-conduzione di Lillo che spiega che ha fatto molte cose in vita sua ma mai una co-conduzione. E di seguito infila una serie di luoghi comuni su cui dice di essersi preparato: "Da benvenuti nella splendida cornice del teatro Ariston" a "voltiamo pagina". Si cimenta per la prima volta nei panni del conduttore e prova a introdurre il quinto concorrente in gara. Il comico specifica: “Il cantante si esibirà sul palco”. A quel punto Carlo Conti lo interrompe: “Eh certo, sul palco dell’Ariston. Dove deve cantare? Allo Stadio Olimpico?”.
La battuta riporta al clamoroso scivolone dell’ex direttore di Rai Sport Paolo Petrecca, che durante la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 aveva chiamato lo stadio di San Siro “Olimpico”.
Il monologo impossibile
In conferenza stampa aveva promesso un monologo drammatico di dodici minuti; sul palco lo allunga fino a ventotto, quasi trenta, ma Conti lo ferma subito. La gag diventa meta-teatro: Lillo si presenta come grande attore drammatico bloccato sul nascere. Poi con l’ingresso di J-Ax, Lillo viene “retrocesso” alla lettura della punteggiatura: “J – trattino – Ax”. E diverte.
Esperto di microfoning
Tra le gag più riuscite c’è il “microfoning”, una sequenza di passi spiegata alla Pausini, con tanto di tentativo di doppia Nanni in tre. Conti sbaglia il verso e la gag li si spezza. L’esperimento però torna durante la serata, sulle note di Rolls Royce e del jingle del Festival.
L’urlatore di mambo e i primi piani
Infine Lillo sfodera il suo talento da “urlatore di mambo”. Risate continue e una meritata standing ovation, su richiesta esplicita di Conti. Tra una gag e l’altra, i primi piani su Lillo catturano ogni espressione, ogni sguardo dietro gli occhialini e il ciuffo ricciolo: più comici di qualsiasi battuta.
