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L’altra faccia dell’America, Robert Redford e le sue storie anti hollywoodiane /

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16.09.2025

Roma, 16 settembre 2025 – A Meryl Streep – che l’ha ricordato commossa ("Se ne è andato un leone") – a un certo punto fa dire: "Se non lo facciamo noi, chi lo farà?". Meryl è una giornalista in Leone per agnelli, film del 2007, di cui Robert Redford è regista. In lui c’è sempre stato un senso di responsabilità generazionale. La sua generazione era passata dall’America liberatrice (lo sbarco in Normandia) all’America delle incontrollate pulsioni imperialiste e non solo (la guerra in Vietnam). I vecchi conservatori e anche qualche repubblicano l’etichettavano come commie, comunista. Ma lui rispondeva: "Non sono di sinistra, sono solo una persona interessata alla salute del Paese".

Libertà sin dalle scorribande da bambino (anche al cinema: "Con quaranta centesimi il sabato vedevo due film, un paio di cartoon e il newsreal della guerra") l’aveva inseguita, l’indipendenza invece l’aveva ricercata. Con ostinazione. Una decina di anni fa, al Sundance festival, aveva dialogato a lungo con George Lucas. Niente frasi di circostanza. "Di George – diceva – ammiro che controlla completamente il suo universo. Una parte del suo genio creativo è essersi costruito la possibilità di non dipendere da nessuno. Il primo film che invece io ho potuto realizzare in modo completamente indipendente è Downhill Racer, Gli spericolati (1969).Volevo raccontare delle storie diverse da quelle che produceva Hollywod, un’America di grigi, più complessa". E quell’America lì, dove bianco e nero si confondono, dove le zone grigie sono sì complesse, ma anche difficili da decifrare ha provato a raccontarla sia come attore, sia come regista.

Da attore, inevitabilmente, il pensiero corre a quando impersonifica Bob Woodward in Tutti gli uomini del presidente (1976), lo scandalo Watergate portato sul grande schermo. Due anni dopo l’uscita di scena del presidente degli Stati Uniti, Richard Nixon. Anche nella stagione della maturità piena, la sua terza età, era solito ripetere, ultimamente pensando anche all’avvento di Trump che non tollerava: "I presidenti vanno e vengono". A volte ritornano però come nel caso Donald. Si schermiva quando lo chiamavano golden boy, negli anni in cui in Italia c’era solo un golden boy: Gianni Rivera, con cui condivideva lo stesso giorno di nascita (il 18 agosto). Preferiva che lo chiamassero Bob, perché ricordando le scorribande da ragazzino, poteva essere ribattezzato in tanti modi, ma non ragazzo d’oro.

Forse anche per questa ragione si è avvicinato e ha reso immortale l’interpretazione di Sundance Kid, il bandito gentiluomo, l’alter ego in qualche maniera di Butch Cassidy. E a Sundance, non solo come personaggio, è rimasto così legato che il festival di cinema indipendente che considera la sua creatura meglio riuscita, già nel titolo aveva quel riferimento. Il Sundance Festival, appunto. Che negli anni è diventato stella polare per raccontare un’altra America. E non solo. Meno patinata, più vera e più cruda nelle disuguaglianze, ma anche nell’impegno ambientalista (l’altro suo pallino). I presidenti vanno e vengono e lui portò Al Gore, presidente mancato, nel 2006 al suo festival con Una scomoda verità. Quando ancora il riscaldamento globale non figurava – con il circoletto rosso – nelle agende politiche come impegno comunque da rimandare.

Tredici anni fa a Venezia, scavando ancora nella storia controversa degli Stati Uniti si era presentato con La regola del silenzio che provava a raccontare cos’era Weather Underground, un gruppo di estrema sinistra che s’ispirò nel nome a un verso di una canzone di Bob Dylan e che colpì gli Stati Uniti con una serie di attentati dinamitardi. Quel giorno al Lido, Redford disse: "Ogni generazione ha la possibilità di diventare guida del proprio tempo. Mi rattrista vedere che la mia sia così corrotta da non cogliere questa opportunità che poi è anche un dovere che abbiamo rispetto ai giovani di oggi: dovremmo lasciare in eredità qualcosa di buono piuttosto che un mondo che sta marcendo". Forse fu troppo cattivo con se stesso. Sicuramente ingeneroso. Qualcosa di buono l’aveva già lasciato allora. Figuriamoci ora, ripensando a ciò che è stato. L’altra faccia dell’America.


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