Dieci anni senza Umberto Eco: “Uno sguardo aperto sul mondo, oltre i codici e i saggi. È la sua lezione intellettuale”
Roma, 15 febbario 2026 – Dieci anni fa, il 19 febbraio, moriva Umberto Eco. Nel 1986 Roberto Cotroneo e Eco s’incontrarono a Bologna per un convegno di semiotica. Si davano tutti del tu. E cominciò anche lui con il professore che gliel’aveva espressamente richiesto. C’è un passaggio de Il pendolo di Foucault di Eco stesso in cui si ragiona sulla confidenza e che viene citato nell’ultimo libro di Cotroneo (uscito venerdì per La nave di Teseo) che s’intitola semplicemente Umberto.
Che differenza c’è – per parafrasare proprio quel libro – tra "prendersi confidenza ed essere in confidenza". E nel suo caso specifico con Eco quanto era in confidenza con lui?
"Partiamo dal presupposto – racconta Cotroneo – che siamo entrambi di Alessandria ed arrivando da lì ci portiamo dietro riserbo e modi schivi. Tra me e lui poi c’erano trent’anni di differenza e una diversità di status decisamente ampia e quando quel giorno del 1986 mi dice di dargli del tu, io vado un po’ nel panico".
Provi a raccontare allora il suo rapporto con Eco.
"Il nostro era un rapporto di stima e di consuetudine. Io con Umberto non ho mai fatto un discorso privato, ho sempre parlato di libri, di cose, del mondo. Ma non ho mai parlato in una maniera che potesse far intendere “siamo vecchi amici”. Però questo non vuol dire non avere confidenza. Perché spesso abbiamo delle persone al nostro fianco di cui pensiamo di conoscere gli aspetti privati e invece non le conosciamo affatto. Io e Umberto avevamo confidenza in un rapporto che non era........
