menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

‘Il colpevole’ Sergio Cusani si racconta: Mani Pulite, la dedica a Serafino Ferruzzi e quel pranzo con Raul Gardini

13 0
25.02.2026

C’è un prima e c’è, inevitabilmente, anche un dopo. Di Sergio Cusani c’è un’immagine che rimane impressa nella mente e che assomiglia a un lungo piano sequenza ed è lo spartiacque della sua vita: lui e l’avvocato difensore Giuliano Spazzali davanti al pm Antonio Di Pietro che nella requisitoria affonda parole affilate come coltelli. È il processo sulla maxi tangente Enimont, il processo che fu trasmesso in tv e che incollò al piccolo schermo qualche milione di italiani. Non c’era ancora lo share a determinare il successo di una trasmissione tv, ma quando il processo arrivò via tubo catodico l’Italia si convinse che fosse arrivato il tanto atteso redde rationem con la politica (e la classe dirigente) e che era stato preparato dall’inchiesta Mani Pulite.

Forse, davvero il 1993 fu peggiore del 1992: i suicidi di Gabriele Cagliari in carcere e Raul Gardini nella sua abitazione milanese. Così Cusani, in una fase della vita in cui l’aspetto anagrafico (con relative esperienze vissute) ha il suo peso, scrive un libro che s’intitola Il colpevole (esce giovedì 26 febbraio per Rizzoli). E sceglie di partire dal 2001, da un incontro fortuito, vicino Porta Ticinese a Milano. Quel giorno – quando gli anni trascorsi nel carcere di Opera erano alle spalle – un giovane lo ferma e gli dice: “Voglio salutarla”. Il perché glielo spiega subito dopo e si materializza con un “Mi scusi”. Quel giovane, come tanti altri, era davanti alla tv quando veniva trasmesso il processo sulla maxi tangente Enimont e considerava Cusani come il male assoluto, come l’emblema di una stagione in cui ogni giorno si contavano gli arresti, spesso esultando anche. Questo libro esce a un mese quasi esatto dal referendum sulla riforma della giustizia, in cui due protagonisti di quella stagione, nonché colleghi, si ritrovano su fronti contrapposti: Antonio Di Pietro è per il Sì, Gherardo Colombo è per il No.

L’eredità di Raul Gardini. “La memoria di nostro padre va messa in mani sicure”

Cusani ha fatto i conti nella sua terza vita, quella successiva al carcere, con entrambi. Di Colombo che firmò (e ottenne) il suo mandato d’arresto era amico e vicino di casa e nel 2017 in un incontro, organizzato da Famiglia Cristiana, si confrontarono proprio su quella stagione (“la pagina più dolorosa della mia vita”, scrive Cusani). Di Pietro invece, se lo ritrovò vicino sui banchi della chiesa al funerale di Francesco Saverio Borrelli. Cusani aveva deciso di chiudere definitivamente quel cerchio, andando a portare il suo saluto al capo del pool di Mani Pulite che dopo diversi anni riuscì anche a fare una serie autocritica su quello che accadde nei primi anni Novanta e che decretò la fine della Prima Repubblica.

La parabola di Serafino Ferruzzi. Dai mangimi alla canapa, ai cerali. Come divenne trader internazionale

Nel libro, ovviamente, ci sono anche gli incontri che cambiarono la vita di Cusani, agente di borsa e poi manager: Serafino Ferruzzi (il libro è dedicato a lui) e Raul Gardini che a un anno dalla morte del suocero, gli chiese in un pranzo al ristorante di stargli al fianco. C’è Enimont che segnò non solo la grande illusione per la chimica italiana ma con il processo anche la vetrina giudiziaria internazionale di Mani Pulite. C’è l’Italia degli anni ’70, quando Cusani all’università Bocconi era leader del movimento studentesco, un Paese in trasformazione dove si poteva passare dai cortei ai salotti buoni. Ma soprattutto c’è un insegnamento che esula dalla filosofia: “La verità è un mosaico pieno di tasselli vuoti, la verità processuale ancora di più”. Un (buon) motivo per scriverne.


© Quotidiano