Nicola Ravera Rafele: “A 10 anni lessi ’Porci con le ali’, papà provò a incollare le pagine dove c’erano troppe zozzerie”
Lo scrittore Nicola Ravera Rafele, l'alluvione dell'agosto 2022 a Stromboli e la copertina del nuovo libro "Nubifragio"
Nicola Ravera Rafele, classe 1979, figlio d’arte: ’Nubifragio’ è il suo settimo libro...
“E il primo l’ho scritto quando avevo 15 anni. Si intitolava ‘Infatti purtroppo. Diario di un quindicenne perplesso’. Lo firmai Nicola X. Ebbe un buon successo, forse mi spaventai: ho fatto passare vent’anni prima di arrivare al secondo”.
“Un romanzo che nasce da una saldatura tra due narrative. Parto dall’esigenza di raccontare ciò che è successo a me e alla mia famiglia a Stromboli, nell’agosto del 2022”.
“Un nubifragio ha praticamente staccato un pezzo di montagna e una marea di fango è entrata nella camera di casa nostra, zona Piscita, due passi dalla mitica Spiaggia Lunga. Ero con la mia compagna e nostra figlia di un anno e mezzo, ci siamo salvati per miracolo. Ho rotto con un pugno una finestrella, siamo fuggiti da lì. In un attimo una piscina di fango e acqua ci ha travolti, fin sopra il ginocchio. Il frigorifero galleggiava. Tutto pazzesco”.
Il suo è un racconto-denuncia.
“Sì, all’epoca dei fatti scrissi anche un articolo su La Repubblica. Sapevamo tutti che prima o poi poteva capitare qualcosa del genere. Mesi prima ci fu un incendio nell’isola, causato dalla troupe che lavorava per una serie tv. Si bruciò parte della montagna, il fuoco tolse radici e fronde che tenevano fermo il terreno e al primo temporale è successo il finimondo. Ed è capitato a Stromboli, dove si vive da sempre un rapporto bellissimo con uno dei pochi vulcani sempre attivi nel mondo. Ma in questo caso il vulcano non c’entrava nulla, era innocente”.
“Noi uomini. Non rispettiamo più l’ambiente e non è colpa di sfortuna e malasorte. Guardate cosa è successo anche in Emilia-Romagna negli ultimi anni”.
L’altra faccia del suo libro?
“La saldatura fra il nubifragio reale e quello metaforico che racconto. Il nubifragio reale da solo non era un romanzo, ci ho accostato quella sorta di disperata allegria che aleggia sopra di noi. Qui arriva l’altra narrativa che è appunto il romanzo. Otto figure che si intrecciano, bevono e scherzano in mezzo a questa precarietà totalizzante che è la vita, soprattutto per la mia generazione di 45-50enni”.
Chi siete voi 45-50enni?
“Gli sconfitti di questa epoca. Non ci siamo mai presi il centro della scena, quelli della generazione precedente ci hanno lasciato il mondo a pezzi. Sono quelli diventati grandi negli anni Settanta, quelli che hanno creato un’epoca violenta, patriarcale. Sono sempre più anziani, ma sono sempre lì. Volete dei nomi? Il primo è Trump. Non faccio sconti a questa generazione che è poi quella dei miei genitori”.
“Mi piacciono i 20enni. Non è vero che vivono attaccati ai social; sono svegli, anche troppo a volte. Dalla culla, poveri ragazzi, raccontiamo loro che stanno finendo pace, benessere, tutto; ma non facciamo nulla per cambiarlo questo mondo. Loro, i ragazzi, si devono arrangiare”.
Da quell’agosto del 2022 lei non è più tornato a Stromboli…
“No, e pensi che ci andavo, ininterrottamente ogni anno, da quando ne avevo 20. I miei genitori insistono ancora: ’Dai, vieni’. Io per ora non me la sento. Un giorno lo farò, ma non so quando. Una parte di me si sente tradita da questo rapporto d’amore con Stromboli che è un luogo dell’anima e il suo vulcano una divinità benigna”.
Si è detto che lei è un figlio d’arte e si è parlato indirettamente di sua madre, che è Lidia Ravera, straordinaria scrittrice. Quest’anno festeggia i 50 anni di ‘Porci con le ali’, il libro che fu un manifesto generazionale e che sdoganò la sessualità. Quando ha letto lei ‘Porci con le ali’?
“Da ragazzino, avrò avuto poco più di 10 anni. Mio padre provò anche ad incollare le pagine dove c’erano scritte... zozzerie. Si arrese: erano troppe, tutte così”.
“Sì, e si celebrerà quest’anno”.
Che rapporto ha con sua madre?
“Mamma mi ha trasmesso l’amore mistico per la letteratura, che a a casa nostra è come una religione, una delle poche cose che salvano la vita”.
Lei, intendo Lidia Ravera, ha già letto il suo ‘Nubifragio’?
“Sì, mentre ci lavoravo e l’ha riletto alla fine. Le è piaciuto. Ci confrontiamo spesso sui miei scritti”.
Lei ha un doppio cognome, e come primo cognome porta quello di sua madre: Ravera.
“Fecero tutto i miei genitori quando sono nato. Scelta femminista, d’avanguardia all’epoca. Erano avanti la mamma e il babbo”.
’Nubifragio’, come ha scritto in un post su Facebook sua madre ‘è la trasformazione di una vacanza in una resa dei conti... E c’è il caos, la vendetta della natura, il disastro ambientale che incombe sui nostri destini, ineluttabile e sempre rimosso..’. È così?
“Sì, poi c’è anche una bambina piccola a cui è affidata l’ultima parola: ‘No papà, non serve dormire, è soltanto notte’”.
“Che la vita va avanti, comunque”.
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