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La Russia ora mobilita gli ubriachi. “Firmi qui e chiudiamo il verbale”. Ma lo sventurato si ritrova al fronte

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07.04.2026

Militari dell'esercito russo in parata

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Roma, 7 aprile 2026 – In Russia conviene rimanere sobri, non solo per la propria salute, ma perché altrimenti si rischia di finire al fronte. È l’ultimo escamotage elaborato dal Cremlino per trovare forze frasche da inviare a combattere in Ucraina e far leva sulla più grande debolezza nazionale, ossia l’alcol. Secondo alcuni media russi, che hanno raccolto una serie di testimonianze, uomini in stato di ebbrezza vengono fermati, portati in uffici amministrativi e messi davanti a documenti da firmare.

La firma diventa vincolante: "O fronte o carcere”

A volte si tratta di pressioni esplicite, altre di veri e propri equivoci costruiti ad arte: un foglio presentato come verbale, una firma chiesta ‘per chiudere la pratica’, un gesto automatico compiuto senza capire. Solo dopo, a mente lucida, arriva la scoperta: non era un controllo, era un arruolamento.

La dinamica ha qualcosa di tragicomico, se non fosse per le conseguenze. La firma, apparentemente banale, diventa vincolante. E il chiarimento successivo assume toni quasi teatrali: hai firmato, quindi ora devi scegliere: fronte o carcere. E in molti pensano che sia meglio tentare la sorte in Ucraina, ché finire nelle patrie prigioni, che hanno tutto fuorché una buona fama.

Carenza di personale e mobilitazione ufficiale

Dietro questa sequenza di episodi si intravede una pressione crescente. Secondo analisti militari, la Russia sta affrontando una carenza strutturale di personale: le perdite al fronte hanno superato il ritmo dei nuovi arruolamenti. La mobilitazione ufficiale, annunciata nel 2022, non è mai stata davvero chiusa, ma nemmeno riaperta apertamente.  Il Cremlino teme che un annuncio ufficiale possa dare vita a proteste, in un momento in cui la tensione interna è altissima a causa delle interruzioni di internet, che pesano sulla vita quotidiana di molti.

Le testimonianze: come nelle commedie nere

In alcune testimonianze, il meccanismo appare quasi grottesco: funzionari che guidano letteralmente la mano di chi deve firmare, o che trasformano un atto amministrativo in un impegno militare. Una scena che sembra uscita da una commedia nera, dove la burocrazia non semplifica la realtà ma la riscrive. Il problema, però, è che questa ‘commedia’ segna inevitabilmente la vita di tante persone e delle loro famiglie. Alcuni reclutati sono stati costretti a partire lasciando a casa la moglie e quattro figli. E se qualcuno vuole opporsi, se la deve vedere con la burocrazia russa. Quando si tenta di contestare la validità di una firma, i tempi legali sono lunghi, mentre quelli operativi sono immediati. Nel tempo necessario a dimostrare l’irregolarità, si può già essere stati inviati al fronte.

Chi paga il prezzo più alto: sempre i più deboli

A pagare il prezzo più alto di questa ‘nuova prassi di arruolamento alternativa’ sono, ancora una volta, le regioni più periferiche e le campagne, dove il controllo è più diretto e le resistenze più deboli. Le forze di sicurezza si muovono in modo mirato, cercando profili specifici: persone con dipendenze, situazioni instabili, fragilità sociali. Un’immagine che contrasta in modo sempre più stridente, con il linguaggio patriottico del governo, che parla di volontari che si arruolano spontaneamente per andare a servire il proprio Paese.

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