“L’Europa ha bisogno di altri Paesi per la sua sicurezza”. Zelensky apre a una ‘super Ue’ per salvare la Nato
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky (Ansa)
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Roma, 11 aprile 2026 - La Nato e la Ue sono in cerca di autore. Come i due organismi ripenseranno alla loro governance è una domanda da un milione di dollari. La Ue ha di fronte un allargamento storico, che per reggere ha bisogno della revisione dei trattati. La Nato rischia di perdere il sostegno degli Stati Uniti. Anche se Washington non dovesse uscire formalmente il disimpegno sarebbe evidente e irrimediabile. In attesa di capire come si andrà avanti dal punto di vista operativo, almeno c’è qualcuno che ha delle idee e le mette sul tavolo.
Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, sta cercando di sfruttare le decisioni di un’amministrazione Usa che certo non lo ama a suo vantaggio e, ancora ieri, ha candidato il suo Paese all’ingresso nel Patto Atlantico, passando prima dall’Unione Europea. “Se gli Stati Uniti stanno davvero pensando di uscire dalla Nato, allora la sicurezza dell'Europa si baserà esclusivamente sull'Unione Europea. Credo che l'Unione Europea si trovi in una situazione in cui ha bisogno di altri Paesi. Regno Unito, Ucraina, Turchia e Norvegia. Questi sono quattro Paesi forti che fanno parte dell'Europa. Insieme, gli eserciti di Gran Bretagna, Ucraina e Turchia sono più forti di quello russo. Senza Ucraina e Turchia, l'Europa non può competere con la Russia”.
Un assist lanciato anche al presidente turco, Recep Tayyip Erdogan che è già da tempo membro importante della Nato e che, a sua volta, sta sfruttando la carta sicurezza per cercare di sbloccare il processo di adesione della Mezzaluna, congelato per la precaria situazione dei diritti umani nel Paese, la forma governativa che non risponde ai criteri chiesti da Bruxelles e una politica estera un po’ troppo indipendente e non sempre compatibile con gli interessi dell’Ue.
Chissà cosa ne pensa Kaja Kallas che, proprio nei giorni scorsi, durante un’intervista ha bacchettato i Paesi del Golfo e Israele ricordando loro come quella in Medioriente non sia una guerra della Ue, ma soprattutto come nel caso dell’Ucraina, entrambi gli attori non abbiano mosso un dito per aiutare Bruxelles. Più che aprirsi, la Ue sembra stia cercando di fare selezione all’ingresso.
Dalle parole di Kallas si percepisce chiaramente che l’occidente allargato’ non esiste più. Attori che Bruxelles considerava partner naturali si muovono ormai secondo logiche autonome, spesso opportunistiche, evitando di schierarsi apertamente contro Mosca quando ciò comporta costi economici o rischi strategici. Fra questi, ci sono sia la Turchia di Recep Tayyip Erdogan, che però pretenderebbe pure di essere tolto dalla lista d’attesa per l’ingresso, sia Israele, che ha due milioni di russi sul suo territorio nazionale e che si è guardato molto bene dal prendere posizione contro Putin.
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Questo doppio scarto – l’incertezza americana e la neutralità interessata di altri partner – obbliga l’Europa a ripensare contemporaneamente Ue e Nato. La prima è troppo lenta e frammentata per gestire una deterrenza credibile; la seconda resta dipendente dagli Stati Uniti proprio mentre Washington manda segnali contraddittori sul proprio impegno.
Ne emerge una tensione irrisolta: costruire un pilastro europeo della Nato o prepararsi a qualcosa che vada oltre la Nato stessa. Zelensky spinge verso la seconda opzione, immaginando una rete di sicurezza continentale più ampia e meno vincolata alle istituzioni esistenti. Kallas, invece, segnala il problema politico: senza alleati esterni affidabili, ogni architettura europea rischia di restare incompleta.
E l’Europa di nemici, interni ed esterni, ne ha già abbastanza.
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