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La ballerina Samar, fuga per la libertà: “Gli Usa, la speranza. Iran in mano ad assassini”

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01.03.2026

Samar Kian, 30 anni, ha lasciato il suo paese per seguire la passione del ballo

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Ferrara, 1 marzo 2026 – Samar Kian, 30 anni, si affaccia alla finestra della sua casa, i capelli sciolti, lo sguardo triste, che scivola sui tetti, come a voler vedere lontano. Verso il suo paese in fiamme. Nelle prime ore della mattina di sabato 28 febbraio (in Italia erano le 7), Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran con un’azione militare chiamata da Tel Aviv ’Ruggito del leone’ e da Washington ’Operation Epic Fury’.

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Otto anni fa ha lasciato per sempre l’Iran, voleva la libertà. “Hanno massacrato il nostro popolo, i nostri giovani, hanno creato un clima di terrore, la paura ormai una condizione mentale, un pugno che ti stringe il cuore, quando la mattina apri gli occhi, quando la sera li chiudi ma l’incubo resta lì, dentro di te. Quando c’è stata la protesta, quando il popolo è sceso in strada, avevano oscurato un paese. Non sapevi più niente. Più nulla dei miei genitori, degli amici. Non sapevi più chi era vivo e chi era morto. E così tutti aspettavamo questo attacco, tutti speravamo nell’intervento degli Stati Uniti contro quegli assassini, contro un governo di carnefici”.

Samar Kian si è laureata in giurisprudenza in Iran, lavorava nel tribunale nel suo paese. In Italia, a Bologna, si è laureata in pittura all’accademia di belle arti. “Ma con i colori, con l’arte non si vive”. E così conquista il suo futuro a passi di danza, la sua vita. “Mi sono classificata seconda ai campionati mondiali di danza orientale che si sono svolti a Roma nel 2025”, racconta, non nasconde l’orgoglio, lei che lavora in una scuola di ballo. Dal 2021 ha raccolto a piene mani medaglie d’oro e d’argento ai Campionati nazionali italiani, in competizioni di gruppo e individuali. Ed è stata quella febbre per la danza un giorno a farle capire che doveva andare via, mettere in fretta in una valigia i sogni che ancora le restavano.

“In Iran le donne non possono ballare"

“In Iran le donne non possono ballare, è vietato. Ti fanno arrestare. Per le strade devi avere il velo. No, quello non è vivere”, un aereo, lontano, laggiù i genitori, gli amici. “Come fai a non essere preoccupata, lo sei sempre. Chiamavo mio padre, mia madre quando c’è stata la rivolta e ancora non avevano oscurato Internet, chiuso i contatti con il mondo. E ti sentivi dire ’Figlia mia va tutto bene, qui va tutto bene. Stai tranquilla. Tu piuttosto come stai?’. E capivi che erano terrorizzati, avevano paura anche a parlare”.

"Un popolo massacrato, un martirio che deve avere fine”

In Iran ci sono anche suoi allievi, ragazzi che seguono le lezioni di Samar sul web, un segreto coltivato in una stanza, un’ancora alla quale attaccarsi, per nutrirsi di speranze. “Un giorno sono spariti, non c’erano più, l’Iran sprofondato in una cappa buia. Continuavo a mandare loro messaggi – fatemi sapere come state, rispondetemi –. Solo il nulla, per giorni. Una mia allieva non esce più di casa, una sua amica di soli 14 anni è stata uccisa mentre andava in palestra. Un popolo massacrato, un martirio che deve avere fine”.

"Vogliamo solo pace e libertà”

Samar ha due desideri. “Noi vogliamo solo pace e libertà. L’Iran non ha problemi con nessun paese, non abbiamo problemi con l’America, con Israele. E’ quella banda di assassini che vuole farlo credere al mondo. E spero che vengano deposti, perché ci sia finalmente anche per noi pace e libertà”.

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