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L’analisi di Pastori (Ispi): "Destre populiste in crisi. Un segnale per Trump"

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14.04.2026

Gli Usa dopo la sconfitta di Orbán: "Il tycoon ha perso una sponda anti Ue" "Magyar pragmatico sull’Europa, manterrà alcune priorità del predecessore".

È una battuta di arresto, non una sconfitta definitiva per il populismo di destra. È questa la sintesi che si può trarre dalle parole di Gianluca Pastori, ricercatore associato Ispi per il settore Relazioni transatlantiche, in merito all’esito delle ultime elezioni in Ungheria, dove hanno trionfato Péter Magyar e il suo partito Tisza.

Cade Orbán, in Italia non passa il referendum: comincia a costare cara l’amicizia con Donald Trump? "Non so quanto in un caso o nell’altro abbia pesato l’amicizia con Trump. Mi sembra piuttosto il contrario: è il tycoon ad aver perso qualcosa, soprattutto per quello che è successo in Ungheria. Trump vedeva il rapporto con Orbán come funzionale all’indebolimento dell’Ue e aver perso questa sponda potrebbe indebolirlo su tale fronte. Viktor Orbán ha perso probabilmente le elezioni più per cause interne al Paese che per la sua politica estera. In fondo, se vediamo le dichiarazioni di Magyar in campo internazionale, a parte la riapertura con l’Ue, sono state piuttosto vaghe".

Quindi non necessariamente la vicinanza a Trump e a Putin ha pesato sull’esito elettorale? "Orbán ha commesso l’errore tattico di calcare troppo la mano su certi argomenti, non so però quanto i temi in sé, se presentati in modo più discreto e ragionevole, non possano essere graditi all’elettorato ungherese. Una politica di equidistanza può rendere molto a Budapest, che, tra l’altro, ha problemi di dipendenza energetica dalla Russia – e che Orbán ha enfatizzato per sostenere la sua posizione – ma che non possono essere risolti in tempi brevi. In futuro vedremo toni meno estremi, ma la necessità di mantenere un certo equilibrio tra posizioni contrastanti si porrà anche per Magyar".

Ungheria, Romania, Germania e referendum in Italia: si può immaginare una perdita di forza da parte del populismo di destra in Europa? "Indubbiamente è un periodo negativo per il populismo di destra: ci sono state battute di arresto, ma mi sembra eccessivo parlare di una sconfitta definitiva. Ci aspettano momenti difficili – la situazione internazionale la conosciamo – e il populismo, in queste fasi, ha sempre avuto modo di registrare successi. Ci attendono poi voti importanti sia in Germania che in Francia e anche qui bisognerà vedere che cosa succederà".

La vittoria di Magyar indebolisce le ingerenze russe nella Unione Europea? "Non credo che con Magyar nascerà un’Ungheria iper-europeista. Ci sarà sicuramente un riaggiustamento delle posizioni e questo, portando un riavvicinamento con Bruxelles, andrà contro gli interessi della Russia. Sarei, però, prudente nel sopravvalutare le credenziali pro-Europa di Tisza".

Come cambierà l’atteggiamento di Budapest in Europa? Si potrebbe superare l’unanimità per le questioni di politica estera? "Credo che l’Ungheria, in Europa, promuoverà una linea essenzialmente pragmatica, mantenendo alcune delle priorità di Viktor Orbán, ma senza estremizzarle. Sulla questione del superamento dell’unanimità di voto per la politica estera è difficile fare previsioni: proprio perché lo scenario appare più disteso e potrebbe esserci maggiore concordanza di posizioni, il rischio è che il passaggio alla maggioranza qualificata sia sentito come un tema meno urgente".

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