Seconde generazioni, il monito dell’ex capo della polizia Franco Gabrielli: “L’integrazione resta lontana. E i pozzi sono avvelenati”
L’ex capo della polizia Gabrielli «Seconde generazioni? L’integrazione resta lontana E i pozzi sono avvelenati...» «Il dibattito pubblico è polarizzato, lo dimostrano anche gli attacchi che ho ricevuto sul caso Ramy Aberrante che esponenti del Governo gettino benzina sul fuoco della paura per la loro propaganda»
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Milano, 9 agosto 2026 – “Quando viene offerta una perfetta e semplicistica rappresentazione della realtà, non si ha più bisogno di guardarla”. È il grado zero toccato nel dibattito che gira intorno alla sicurezza e ai ragazzi di seconda generazione cresciuti in Italia secondo Franco Gabrielli, ex capo della Polizia, già direttore del Sisde e dell’Aisi, nonchè prefetto di Roma e sottosegretario alla presidenza del consiglio. Con il giornalista Carlo Bonini ha scritto un libro che ha molto da dire anche su questi ragazzi: “Contro la paura. Manifesto per una sicurezza democratica“, edito da Feltrinelli. Accade quando “i pozzi sono ormai troppo avvelenati” perché “il male e la paura sono gemelli siamesi”, come recita la frase di Zygmunt Bauman, in esergo al suo ultimo libro.
Gabrielli, lei non nasconde che Milano sia una “città spaventata”. Tutta colpa dei “maranza“ o è parte del “format della paura”?
“Ecco. Partiamo da questo termine: mettere un insulto come testo di un provvedimento normativo (il cosiddetto “Ddl anti-maranza”) è una forma di degrado a cui questo Paese non era ancora arrivato. Credo che già questo, dovrebbe indurci a una profonda riflessione”.
Quali sono i rischi che percepisce?
“Un rischio enorme: tanto più marginalizzeremo queste persone e tanto più le spingeremo verso una religione che disconosce lo Stato, come è l’Islam politico, con il quale poi faremo i conti. Fantasie come la remigrazione sono profondamente disoneste........
