Klodian fuggito col gommone dall’Albania, oggi è proprietario di tre alberghi: “In 40 a bordo, non so come ho fatto a salvarmi”
Il presidente Klodian Matija del Rotary Club Cesenatico Mare con il socio onorario Alberto Zaccheroni
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Cesenatico, 30 mrzo 2026 – “Ho acquistato gli alberghi dove facevo il facchino e il tuttofare dopo essere sbarcato dall’Albania; corono un sogno in Romagna, che ora è la mia terra ed il mio paradiso”.
Klodian Matija, oggi 43 anni, albanese originario di Lezhe, 28 anni fa è fuggito dal suo Paese su un gommone, in uno dei tanti viaggi della speranza, alla ricerca di un posto dove poter vivere e avere un futuro migliore. Era un ragazzino, per lui è stata durissima, ha fatto tanti mestieri, ma proprio la voglia di lavorare ed il desiderio di migliorarsi, gli ha consentito di rilevare gli alberghi della società Hgs Hotel di Bellaria Igea Marina, proprietaria di tre strutture ricettive.
Klodian, il suo sogno è diventato realtà.
“Sono al settimo cielo, voltarmi indietro, guardare chi ero a sedici anni e vedermi allo specchio oggi, è qualcosa di indescrivibile”.
Lei ha rischiato di morire in quella traversata.
“Era la mezzanotte del 10 settembre 1998, ricordo tutto- Eravamo in quaranta su un gommone e siamo partiti da un fiume che tocca la città di Fier, siamo scesi sino al mare e ci siamo diretti verso la Puglia. Sarebbe potuto accadere qualsiasi cosa, solo Dio e la fortuna ci hanno consentito di sbarcare il giorno seguente a Brindisi”.
Una volta sbarcati avete capito che era presente anche in Italia l’organizzazione del traffico di esseri umani.
“Sono venuti dei giovani su delle utilitarie, io ricordo di essere salito su una Fiat Uno. Ci hanno portato in un casolare abbandonato ed il giorno seguente ci hanno accompagnato in stazione. Molti hanno preso i treni in direzione nord, io e altri ragazzi ci siamo invece diretti verso la Campania e da lì, sempre in treno, siamo arrivati in Toscana, dove c’era mio papa’, che era arrivato in Italia nel ’95 e faceva il giardiniere”.
L’inizio non deve essere stato facile.
“Il mio primo lavoro è stato fare del volantinaggio, poi ho fatto l’operaio in una fabbrica dove tagliavamo i vestiti vecchi per fabbricare gli stracci; successivamente ho lavorato in una fabbrica dove montavo i divani, poi nella stessa ditta sono stato trasferito al pantografo, seguendo i disegni delle sagome di legno e truciolato da impiegare. Poi sono passato dal magazzino all’ufficio, dove in Autocad mi occupavo dei disegni alla macchina per il controllo numerico; è stata la mia prima promozione”.
“Ci ho dovuto fare i conti, sì. E fa male. Tuttavia io ho reagito sempre in modo diretto e prendendomi anche gioco dei razzisti. Io parlavo perfettamente italiano e la gente non pensava che io fossi albanese, così quando in giro e nei locali sentivo persone che parlavano male degli albanesi, io li lasciavo parlare e poi gli chiedevo cosa ci stessero facendo accanto ad un albanese”.
L’attività alberghiera era comunque nel suo destino.
“Mi sono trasferito in un hotel di Pistoia, dove sono stato tre anni, prima ho fatto il facchino, per poi passare a portiere notturno, sino al ricevimento. Tuttavia mio fratello studiava all’Istituto Aeronautico di Forlì, così per stargli vicino, nel 2011 mi sono trasferito in Romagna e ho iniziato a lavorare al Grand Hotel di Castrocaro, sempre partendo dal basso, come facchino, sino al ricevimento”.
Poco dopo Bellaria Igea Marina è diventata la sua città.
“L’anno seguente, nel 2012, il direttore del Grand Hotel di Castrocaro, quasi ridendo e scherzando, mi chiese se volevo andare al mare. Non ci ho pensato due volte, lui mi ha presentato la famiglia Gori e da quel momento io qui sono a casa”.
In uno di quegli hotel ha bruciato le tappe.
“Poco dopo essere stato assunto mi sono occupato del front office, la famiglia Gori ha creduto molto in me, mi ha fatto sentire subito a casa”.
Poi c’è stato l’incontro con sua moglie...
“Nel 2013 Tina è venuta a Bellaria, ci siamo trovati a lavorare gomito a gomito, ci siamo innamorati e da allora siamo inseparabili, lei è la mia metà e io sono la sua”.
Il salto di qualità...
“Tina è fondamentale, con lei sono cresciuto molto e nel 2019 sono diventato direttore delle tre strutture”.
Una scalata è riuscita a farla anche a livello associativo.
“Grazie all’amico fraterno Francesco Gori sono entrato nel Rotary Club Cesenatico Mare, di cui lo scorso anno sono stato nominato presidente e lo sarò fino a giugno di quest’anno. Non era mai successo prima in Italia che un albanese diventasse presidente di un Rotary”.
Ci parli del suo progetto internazionale.
“Quando ero bambino frequentavo Casa Rozalba a Lezhe, dove assieme alle suore facevo i compiti, giocavo e ho imparato l’italiano. Grazie a questo centro non ho preso brutte strade. Oggi a Casa Rozalba sono ospitate trenta ragazze e vengono seguiti quotidianamente 140 bambini”.
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