Caro carburanti e gas, la Ue cerca una soluzione: “Approvvigionamenti stabili” /
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Roma, 20 marzo 2026 – L’Unione europea si arena ancora una volta sul sostegno all’Ucraina. Il primo ministro ungherese, Viktor Orbán, si è messo di traverso e ha fatto naufragare l’approvazione del prestito da 90 miliardi di euro. I leader europei speravano di convincerlo a ritirare il suo veto nel corso del Consiglio europeo di ieri, ma è stato irremovibile. Al suo fianco, anche il primo ministro slovacco, Robert Fico.
Budapest e Bratislava hanno giustificato la loro opposizione sostenendo che l’Ucraina stia ostacolando le forniture di petrolio russo tramite l’oleodotto Druzhba, danneggiato a gennaio da un bombardamento di Mosca. Da parte sua, Zelensky ha cercato di placare i timori, accettando il sostegno finanziario e tecnico dell’Ue per la riparazione e assicurando che l’oleodotto sarà pronto in sei settimane. "Vorremmo recuperare il petrolio che ci appartiene e che è stato bloccato dagli ucraini. Non sosterrò mai alcuna decisione in questa sede a favore dell’Ucraina finché gli ungheresi non potranno recuperare il petrolio che ci appartiene", ha detto Orbán al suo arrivo al Consiglio, convinto che gli ucraini stiano volutamente ritardando la sua operatività.
La crescente tensione tra Budapest e Kiev non piace affatto al presidente del Consiglio europeo, António Costa, che durante la riunione a porte chiuse di ieri avrebbe rimbrottato i leader di entrambi i Paesi. Secondo quanto riferito da un funzionario europeo, Costa avrebbe affermato che il comportamento di Orbán "è inaccettabile e viola i principi di buona fede e di leale cooperazione sanciti dai Trattati". La stessa fonte riferisce inoltre che Costa ha anche definito "inaccettabili" alcuni commenti pubblici fatti da Zelensky nei riguardi del presidente ungherese, sottolineando che un inasprimento delle tensioni "non è nell’interesse di nessuno". Alcuni giorni fa, parlando di Orbán, Zelensky si era in effetti lanciato in una minaccia tutt’altro che velata: "Speriamo che nessuno nell’Unione europea blocchi i 90 miliardi, altrimenti comunicheremo l’indirizzo di questa persona alle nostre forze armate".
Il Consiglio europeo aveva concordato il prestito a dicembre con l’obiettivo di garantire la stabilità finanziaria di Kiev, che altrimenti rischia il collasso. Secondo il primo ministro belga, Bart De Wever, la situazione difficilmente si sbloccherà prima del 12 aprile, giorno delle elezioni in Ungheria. "Sta usando l’Ucraina come arma nella sua campagna elettorale, e questo non va bene", ha evidenziato anche il premier finlandese, Petteri Orpo.
Nel frattempo, ai leader europei non resta che riflettere sulla via percorrere per oltrepassare il veto di Orbán. "Ci sono delle alternative, ma vediamo come andrà a finire. Ci vorrà anche un po’ di coraggio politico da parte di tutti noi", ha dichiarato l’Alta rappresentante dell’Unione, Kaja Kallas. Un’opzione percorribile potrebbe essere l’istituzione di un fondo concordato al di fuori dell’Unione europea tra i Paesi favorevoli.
Un altro tema caldo al centro del dibattito del Consiglio europeo è il caro energia. A preoccupare, in particolare, è l’estensione del conflitto in Medio Oriente e la chiusura dello stretto di Hormuz. Nel corso di una riunione del Gruppo di coordinamento petrolifero tenutasi sempre ieri a Bruxelles, i rappresentanti dei Paesi dell’Ue hanno riferito che la sicurezza dell’approvvigionamento petrolifero "rimane per il momento stabile, grazie agli sforzi di diversificazione", ma dipenderà "dalla durata e dall’escalation del conflitto".
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