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Tra sms in codice e incontri segreti anche dove è stata uccisa Pierina, in aula la passione tra Louis e Manuela

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01.04.2026

Louis Dassilva oltre il vetro della camera di sicurezza in Corte d’Assise di Rimini, sorvegliato dagli agenti (foto Migliorini)

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Rimini, 1 aprile 2026 – È stata l’anatomia di una passione quella scandita dalle domande rivolte dal pm Daniele Paci all’imputato Louis Dassilva in Corte d’Assise lunedì. Un termometro per saggiare la temperatura del sentimento provato dal 36enne accusato dell’omicidio di Pierina Paganelli nei confronti di Manuela Bianchi: l’ex amante, la nuora della vittima e, per la procura, anche la causa scatenante del delitto stesso. Ecco perché lunedì pomeriggio, nella fase finale della prima parte della deposizione dell’imputato, il pm ha chiesto a Dassilva di stilare una vera e propria ’mappa della passione’: di elencare tutti i luoghi in cui lui e Manuela Bianchi si fossero incontrati per fare sesso durante i 17 mesi in cui i due furono legati dalla relazione extraconiugale.

Diciassette mesi, dal febbraio ’23 all’aprile 2024, che inizialmente nelle prime testimonianze d’indagine Dassilva aveva ristretto a “due o tre settimane, forse un mese”. “Mentii inizialmente perché avevo paura venisse fuori la relazione, la mia preoccupazione era nasconderla il più possibile”, si è giustificato Dassilva in Corte d’Assise prima che la procura desse fondo al feretro di domande per togliere il velo sui dettagli, anche quelli più scabrosi e privati, del rapporto che, stando al mosaico indiziario, avrebbe fatto da molla per la furia omicidiaria dell’imputato contro Pierina. “Dove vi incontravate (inteso per avere rapporti, ndr) tu e Manuela?” ha chiesto il pm. “Ci incontravamo dove possibile”, così Dassilva. “Anche nel luogo dove è stata uccisa Pierina Paganelli?”. “Sì”. E non solo. “Ci incontravamo a casa sua, nei garage, in una abitazione in cui Manuela andava a fare le pulizie e che tra noi chiamavamo ’Le Gatte’ – ha spiegato l’imputato –. Dopo la chiesa San Martino, vicino all’autostrada, nel parcheggio della discoteca Classic o vicino alla motorizzazione e nella zona industriale di Riccione”.

Ma non è tutto, poiché l’attenzione dell’accusa, nel tentativo di sezionare la relazione clandestina che Louis ha definito “un divertimento”, è andata anche a scavare in una serie di parole in codice che gli amanti avrebbero usato tra loro. “’Caffè’ significava ’amore’, ’ti voglio bene’. ’Casa’ aveva lo stesso significato”, ha continuato Dassilva, per poi accennare alla chat segreta ’M2’ dove “usavo parole affettuose per Manuela” ha ammesso l’imputato prima di precisare che la condotta sarebbe stata finalizzata a “tenerla buona” per il timore che potesse “incastrarmi col Dna”. “La relazione per me era al 99 per cento per il sesso – ha ribadito Louis – dopo poi io come persona e come uomo tratto tutti bene, figurarsi una donna...”, “Ma perché allora scriverle tutte quelle cose dolci? Ci sono 900 pagine di chat ’M2’ con i tuoi messaggi affettuosi...”, ha contestato sul punto l’accusa. Il prossimo 13 aprile, la deposizione ripartirà proprio dalle ultime domande della procura, anche e ancora sul rapporto tra Louis e la Bianchi.

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