menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

Droga nascosta tra le fette di salumi e lanciata oltre il muro di cinta. I detenuti assaltano gli agenti per recuperarla

16 0
04.03.2026

Il carcere di Prato ancora nella bufera

Articolo: La droga dilaga nelle celle. Detenuto gestisce il giro con microtelefono e droni

Articolo: Una sezione del carcere di Prato trasformata in centrale di spaccio: è sempre più allarme illegalità dietro le sbarre della Dogaia

Articolo: Il carcere dell’illegalità. Un altro detenuto trovato a telefonare dalla cella. Botte, indagato agente

Prato, 4 marzo 2026 – Cellulari che continuano a circolare illegalmente tra le celle, droga che entra con spedizioni postali o viene lanciata oltre il muro di cinta, tensioni sempre più frequenti tra detenuti e agenti. L’illegalità, denuncia la procura di Prato, continua a caratterizzare il carcere La Dogaia, nonostante i ripetuti interventi repressivi messi in campo tra giugno, novembre e dicembre dello scorso anno e nei primi mesi del 2026.

A fotografare la situazione è il procuratore di Prato, Luca Tescaroli, che parla ancora una volta di una “azione criminosa pulviscolare” che si perpetua a vari livelli all’interno della struttura penitenziaria.

La droga nel pacco postale

Il primo episodio risale al 13 febbraio scorso, quando è stato intercettato un pacco postale spedito da un mittente esterno a un detenuto. All’interno, nascosti tra fette di salumi, sono stati trovati 10 grammi di cocaina e 206 grammi di hashish. Un tentativo di introduzione di stupefacente che conferma, affermano gli inquirenti, l’esistenza di canali di approvvigionamento strutturati.

I lanci oltre il muro

Il 20 febbraio, all’esterno del muro di cinta del carcere, sono stati rinvenuti e sequestrati tre pacchetti contenenti complessivamente 240 grammi di hashish e 24,2 grammi di cocaina. Insieme alla droga, anche un telefono cellulare – privo di sim ma con codice Imei – e una pennetta modem, anch’essa senza sim ma funzionante per l’accesso alla rete. Strumenti che confermano come l’uso illecito di dispositivi elettronici resti una criticità costante.

Ma l’episodio più grave si è verificato il 28 febbraio, intorno all’ora di pranzo. Due giovani – un tunisino di 20 anni e un italiano di 19 – sono stati notati mentre lanciavano tre involucri contenenti droga dall’esterno verso l’interno del carcere, in corrispondenza del campo da calcio utilizzato dai detenuti della sesta sezione.

Quando gli agenti della polizia penitenziaria sono intervenuti per recuperare i plichi, si sono trovati di fronte a una sessantina di detenuti, in prevalenza di nazionalità albanese, che si sono coalizzati impedendo le operazioni di perquisizione con atteggiamenti violenti. Una protesta definita “massiva” dagli inquirenti, resa ancora più critica dalla netta inferiorità numerica del personale in servizio. Per la procura, l’episodio dimostra ancora una volta come alcuni detenuti siano in grado di esercitare un controllo significativo sulla vita interna dell’istituto e di ostacolare l’azione del personale di sorveglianza, alle prese con una cronica carenza di organico.

Le perquisizioni e gli arresti

Le successive perquisizioni, disposte dal tribunale di Prato presso le abitazioni dei due presunti fornitori, hanno portato al sequestro di ulteriore stupefacente. A casa del ventenne tunisino sono stati trovati due panetti integri di hashish per un peso complessivo di 198,22 grammi, un panetto aperto da 90,12 grammi e una piccola porzione da 0,22 grammi, oltre a strumenti per il confezionamento e la pesatura della droga. Nell’abitazione del diciannovenne italiano, in provincia di Firenze, sono stati invece sequestrati due involucri di cannabinoidi per un totale di 8,27 grammi e un panetto aperto da 27,88 grammi.

Il cittadino tunisino è stato arrestato e si trova attualmente agli arresti domiciliari. Le indagini proseguono per ricostruire la rete di approvvigionamento e distribuzione interna. Fondamentale, sottolinea la procura, il contributo della polizia penitenziaria della Dogaia, che anche in questa occasione ha operato in condizioni difficili, dando prova di professionalità e coraggio in un contesto segnato da tensioni e criticità strutturali.

© Riproduzione riservata


© Quotidiano