Bloccati alle Maldive, si rischia il posto di lavoro? “Congedi, smart working, cig. Ma lo stipendio non è garantito”
Roma, 10 marzo 2026 – Centinaia di lavoratori dipendenti italiani bloccati alle Maldive, in Thailandia, in India. Non per scelta, ma a causa dell'escalation militare tra Usa, Israele e Iran – ha paralizzato gli hub di Dubai, Abu Dhabi e Doha, attraverso cui transitano quasi tutti i voli di rientro dall'Asia. Una vacanza trasformata in un'odissea, con voli charter a migliaia di euro, hotel esauriti e – per molti – l’impossibilità di rientrare a lavoro. Abbiamo chiesto all'avvocato Francesco Rotondi, fondatore di LabLaw e tra i maggiori esperti italiani di diritto del lavoro, cosa rischiano davvero questi lavoratori.
Avvocato Rotondi, come si qualifica giuridicamente l’assenza di un lavoratore dipendente bloccato all'estero per cause indipendenti dalla sua volontà – in questo caso chiusura lo spazio aereo per via di un conflitto armato?
"A mio avviso la qualificazione più corretta è quella di assenza giustificata per impossibilità di adempiere alla prestazione di lavoro, non imputabile al lavoratore. Si tratta di una categoria più precisa rispetto alla semplice forza maggiore, anche se quest'ultima può certamente concorrere a descrivere la situazione. La condizione fondamentale è che il lavoratore dia tempestivamente notizia della situazione al datore: senza questa comunicazione, il quadro giuridico cambia significativamente".
Cosa prevede generalmente un........
