Fin dove possono colpire i missili iraniani: le basi a rischio in Italia
La mappa con le basi americane in Italia raggiungibili dai missili iraniani
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Roma, 3 marzo 2026 – Con la crisi mediorientale la guerra bussa alle porte di casa dell’Europa, molto più vicina rispetto al conflitto ucraino. La tensione non è mai stata così alta da ottant'anni a questa parte nemmeno durante la Guerra fredda che opponeva il blocco occidentale all’Unione sovietica. I missili iraniani hanno raggiunto la base inglese di Cipro e immediatamente l’allarme, già ad alti livelli, è schizzato verso l’alto in tutta l’Unione europea. Mobilitazioni, grande agitazione tra i comandi Nato, americani e dei singoli Stati. Questo è il clima.
Alzata la soglia di allarme dopo i raid su Cipro
Pur indebolito dalla tempesta di bombe americane e israeliane e con i sistemi di lancio quasi dimezzati Teheran continua a riversare ondate di missili e droni verso obiettivi di Paesi del Golfo dove ci sono basi americane. Dopo il raid su Cipro la soglia di allarme è stata portata a livelli 3 e 4 soprattutto nei siti militari nel Sud Europa, primo tra i quali Sigonella in Sicilia. Meno esposti anche per la distanza sono quelli del nord soprattutto in Germania, come Ramstein.
La gittata delle “frecce” iraniane
Potrebbero arrivare fino in Sicilia le “frecce” iraniane?“. “ In teoria sì - spiega il generale Giorgio Battisti, dirigente del Club Atlantico, analista e già comandante delle forze Nato in Afghanistan – perché i vettori iraniani hanno una capacità di circa 2mila- 3mila chilometri e quindi il sud Europa, soprattutto l’Italia, è all’interno di questa gittata. Non dimentichiamo che l’Unione europea, su proposta dell’Italia, tempo fa ha incluso i Pasdaran iraniani nell’elenco delle formazioni terroristiche e l’Iran come reazione ha fatto la stessa cosa con i Paesi europei. Non vorrei che i Pasdaran avessero come obiettivo politico militare quello di coinvolgere Stati Ue nel conflitto come elemento di caos e pressione sugli Stati Uniti e per sollevare l’opinione pubblica. Dal punto di vista degli armamenti l’Iran inoltre tempo fa ha sperimentato una nuova generazione di missili spaziali e il timore è che possano utilizzare questa tecnologia per potenziare quelli balistici”.
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Non solo Sigonella, movimento da Napoli ad Aviano
Oltre a Sigonella (droni, pattugliamento marittimo e intelligence) per i motivi di cui sopra l’allarme è stato elevato anche nelle basi americane di Napoli (Marina), Gaeta (supporto alla Sesta flotta) , in quelle italiane di Taranto e Gallipoli, Camp Darby (esercito, deposito di munizioni e materiale logistico), sito militare Usa tra Pisa e Livorno e Vicenza (esercito). Anche nella base di Aviano (aeronautica) in Friuli si nota comunque un gran via vai insolito di aerei.
A Sigonella, centro militare nella Sicilia orientale in uso all'US Navy, messa in stato d'allerta da venerdì scorso, pare si registri un intenso traffico di velivoli cargo statunitensi (uno è in arrivo dalla base situata a Creta), in quanto hub logistico per le operazioni in Medio Oriente e di aerei spia. Un P-8A Poseidon della US Navy era decollato verso il Mediterraneo Orientale già nelle prime ore dell'attacco sabato mattina.
Il nodo strategico del Muos a Niscemi
Il centro di comunicazione satellitare Muos, a Niscemi, uno dei quattro nodi terrestri globali che garantisce il collegamento tra tutti gli aerei, droni, navi e sottomarini americani, è per definizione coinvolto nelle operazioni militari Usa in Iran. Ecco perché la base siciliana è tenuta particolarmente sotto controllo dalle forze americane e Nato. Il Movimento Cinque stelle e il Pd su questi aspetti ha chiesto chiarimenti al governo.
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Le minacce di Aragchi, la Grecia manda i Patriot a Karpathos
“Considereremo qualsiasi azione militare europea come un atto di guerra che richiede una risposta", ha dichiarato il ministro degli esteri iraniano Aragchi. La Grecia, intanto, dopo aver spedito due fregate e due caccia F16 in zona, ha deciso di inviare una batteria di missili Patriot sull'isola di Karpathos, nel sud-est del Mar Egeo mentre Londra invia il cacciatorpediniere Duncan, e la Francia ha mobilitato i propri caccia Rafale di stanza ad Abu Dhabi.
Dopo l'attacco lanciato dagli Stati Uniti e da Israele, la rappresaglia iraniana ha già colpito dieci Paesi dell’area mediorientale considerati vicini agli Usa perché ospitano basi militari: Arabia Saudita, Israele, Emirati Arabi Uniti, Bahrain, Iraq, Cipro, Giordania, Oman, Kuwait e Qatar. La strategia di difesa della Repubblica islamica è mandare nel panico le monarchie del Golfo.
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