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Basi Usa in italia per rifornimento e logistica, ma il Muos di Niscemi è fondamentale per gli attacchi

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Caccia appena decollato dalla pista della base Usaf di Aviano (Pordenone)

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Roma, 6 marzo 2026 – Nella base aerea americana di Aviano, a Pordenone, è stato alzato il livello di allarme anche se formalmente non viene utilizzata in modo diretto dalle Forze armate Usa per la guerra in Iran. Eppure da giorni si nota un insolito movimento di uomini e mezzi e gli aerei da ricognizione normalmente utilizzati per compiti di routine nel Nord Europa hanno intensificato i decolli. In queste settimane di tensione si temono anche manifestazioni dei soliti movimenti antagonisti e anche su questo aspetto su disposizione del prefetto di Pordenone è stata elevata la soglia dei controlli.

La stessa cosa vale per la base di Sigonella, in Sicilia, e della base Ederle a Vicenza. Nel centro Usaf di Aviano il livello di allerta sicurezza è stato portato a Charlie già tra la fine di febbraio e l'inizio di marzo. L'innalzamento è una misura antiterrorismo precauzionale dovuta a possibili minacce di attacchi alle infrastrutture statunitensi a seguito delle recenti tensioni e attacchi in Iran. Per questo motivo sono stati intensificati i pattugliamenti e i presidi di polizia e carabinieri all’esterno.

Quali aerei militari sono ospitati nelle basi italiane

La domanda che tutti in Italia si fanno: le basi americane vengono già in qualche modo utilizzate come supporto alla guerra scatenata dagli Usa in Iran? In qualche modo sì, ma per l’utilizzo a scopo direttamente combat, cioè bellico, serve l'ok del Parlamento italiano. Intanto dodici cacciabombardieri F16 sono stati trasferiti nella base di Ghedi, in Lombardia. Ovviamente questa scelta è coperta dal segreto.

Aviano ospita il 31st Fighter Wing (31 FW), che forma parte della United States Air Forces in Europa, uno dei maggiori comandi dell'Usaf e anche la componente aerea dello United States European Command, uno degli Unified Combatant Command del Department of Defense. Il 31 FW include un gruppo di manutenzione, un gruppo di supporto per le missioni, un gruppo medico e un gruppo operativo.

Gli squadroni operativi di aerei caccia 10th Fighter Squadron "Buzzards"e 555th Fighter Squadron "Triple Nickel". Entrambi gli assetti sono equipaggiati con cacciabombardieri F 16 Falcon Block 40. La regola d’ingaggio della missione Forze Usaf in Friuli è ufficialmente quella di condurre operazioni regionali sulla base degli Nato del Supreme Allied commander Europe sempre in condivisione con le Forze armate italiane.

Tra reclute e ufficiali sono 30mila i soldati statunitensi di stanza nel nostro Paese

Dagli aeroporti passando per le torri radar fino ai porti, sono quindi diverse le infrastrutture militari americane nel territorio italiano mentre sono circa 30mila, tra reclute e ufficiali, gli statunitensi di stanza nel nostro Paese. Nella contabilità vanno messi anche un centinaio di siti minori e altri più riservati che hanno compiti di intelligence. Sotto i riflettori c’è finito con Aviano lo scalo militare di Sigonella in Sicilia dove si è intensificato il traffico di droni e aerei americani, ma solo per rifornimento, logistica e sorveglianza aerea. Secondo gli accordi, nel caso in cui gli Stati Uniti intendano invece utilizzare una loro postazione come trampolino di lancio diretto per attacchi e raid serve, come detto, l'ok del governo italiano. Per adesso nessuna richiesta ufficiale è pervenuta.

I porti di Gaeta e Napoli, il Muos di Niscemi, Camp Derby tra Pisa e Livorno e Camp Ederle a Vicenza

Ci sono poi i porti di Gaeta, base operativa della Sesta flotta, e di Napoli che ha prevalentemente compiti di comando. Il Muos (Mobile user objective system) a Niscemi in Sicilia, serve per le comunicazioni sparse sul territorio nazionale. Tempo fa è finito al centro di polemiche per presunte emissioni nocive. Posto sotto un innalzamento della sicurezza c’è anche Camp Darby, tra Pisa e Livorno, il più grande deposito di armi e munizioni americano in Europa mentre Camp Ederle a Vicenza ospita la 173esima Brigata paracadutisti di pronto impiego per il fronte Sud (Africa), mentre la Caserma Del Din, sempre in Veneto è base di altre truppe terrestri.

I primi accordi per l’uso delle basi militari risalgono al 1951. Dalla guerra nel Golfo al Kosovo: quando e come sono state usate

I primi patti che ne regolamentano l'utilizzo risalgono al primo dopoguerra: il Nato Sofa del 1951, poi il Bilateral infrastructure agreement del 1954 aggiornato nel 1973 e attualizzato con il Memorandum d'intesa Italia-Usa del 1995.

Siti militari Usa in Italia sono già stati utilizzati nei conflitti dopo la Seconda guerra mondiale. Governo e Parlamento nel 2003 durante la seconda Guerra del Golfo condotta dagli Usa dettero semaforo verde all’invio verso Erbil, in Iraq, dei paracadutisti della 17eesima Brigata da Camp Ederle. Era una missione non Nato. Nel 1999 L’Italia concesse le basi per i bombardamenti in Kosovo nell’operazione Allied force dell’Alleanza a cui prese parte direttamente, idem nel 2011 in Libia.

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