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A Erbil la base italiana che addestra i Peshmerga contro l’Isis. Brigata Julia a braccetto con l’esercito Usa

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12.03.2026

Il contingente italiano consegna materiale scolastico e abbigliamento ad alcuni orfani di Erbil, 2 maggio 2024 (Ansa)

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Roma, 12 marzo 2026 – La base militare italiana a Erbil nel Kurdistan iracheno colpita, forse per errore, da un drone iraniano Shahed, ospita circa 120 militari della Brigata alpina Julia sotto il comando del colonnello Stefano Pizzotti ed è in coabitazione con l’esercito americano. La base è da anni utilizzata per per missioni di addestramento e supporto alle Forze di sicurezza locali con l’obiettivo di neutralizzare e tenere sotto controllo le cellule terroristiche dell’Isis che da queste parti sono state molto attive in passato e consolidare la sovranità dello Stato iracheno.

“Eravamo all'interno della base, già in condizione di preallarme e verso le 8.30, ora locale (sera in Italia), è stato attivato un allarme di minacce aerea. Seguendo le procedure ci siamo recati in sicurezza nei bunker e poco prima dell'una, sempre ora locale, c'è stata una minaccia aerea che ha colpito la base italiana". Queste le parole del comandante Stefano Pizzotti, intervenuto a Sky Tg24 del mattino. “Sono state danneggiate alcune infrastrutture - continua - ed è ancora in corso la valutazione dei danni. Gli artificieri sono al lavoro, ma quello che mi preme sottolineare è che tutto il personale sta bene. I nostri uomini sono in sicurezza, erano protetti nel bunker e stanno tutti bene. Il morale è alto, rassicuriamo le famiglie. Siamo preparati e addestrati per affrontare queste situazioni. L'allarme adesso è cessato" , conclude Pizzotti.

La base italiana ha come nome Camp Singara e già nel 2023 ha subito un attacco missilistico senza vittime e feriti. Le attività dei nostri soldati sono inserite nell’Operazione Prima Parthica, missione internazionale con l’obiettivo di stabilizzare l’area dove sono ancora considerate presenti forze dell’Isis. I militari italiani sono impegnati nell’addestramento di circa 1400 uomini delle Forze di polizia e sicurezza irachene, le Zeravani Forces, e anche dei Peshmerga.

Tra i corsi allestiti gestiti dalla Difesa italiana figurano addestramento al combattimento in ambienti chiusi per eventuali incursioni nei centri abitati, tiro di precisione, soccorso sanitario, controllo della folla durante le manifestazioni, contrasto agli ordigni improvvisati, guerra nelle zone impervie di montagna, pianificazione operativa e formazione.

A Erbil è presente anche un contingente aeromobile dell’Esercito, il Task Group ‘Griffon’, che consente di assicurare gli spostamenti e il trasporto di personale ed equipaggiamenti della coalizione con elicotteri NH-90, senza i quali sarebbe quasi impossibile la mobilità operativa nell’area. Il contingente italiano assicura anche un’intensa attività di cooperazione civile con interventi sanitari, forniture di materiale medico, e iniziative di assistenza di vario genere alle comunità locali.

Questa base, che gli americani hanno battezzato Harir air base, è stata utilizzata in passato durante le fasi più intense della guerra contro lo Stato islamico e ospita diverse unità delle Forze speciali americane tra cui il 160th Special operation aviation regiment airborne. Il sito militare è servito alle Forze statunitensi anche come hub per le operazioni in Siria prima dell’insediamento del nuovo governo. Attualmente è equipaggiata per la difesa con sistemi Patriot ed è stata ampliata di recente. Nell’intera area mediorientale, secondo le cifre del dossier parlamentare 2025, che comprende Iraq, Kuwait, Qatar e altri Paesi oggi sono schierati 1270 militari italiani sotto l’ombrello della Nato.

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