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Il casco con i morti in guerra. Atleta ucraino sfida i divieti: “Lo indosserò lo stesso”

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11.02.2026

Milano, 10 febbraio 2026 – Sulla pista di Cortina, dove il ghiaccio dovrebbe essere lo specchio di una neutralità olimpica quasi asettica, la realtà della guerra ha fatto irruzione con il volto di chi non può più gareggiare. Vladyslav Heraskevych, ventisettenne portabandiera ucraino e specialista dello skeleton, si è presentato alle sessioni di allenamento con un casco che è un sacrario itinerante: i ritratti di colleghi atleti, amici e compagni di nazionale, uccisi sotto i bombardamenti o al fronte dall’inizio dell’invasione russa. Un gesto di pietas sportiva che si è scontrato immediatamente con il muro della burocrazia a cinque cerchi. La risposta del Comitato Olimpico Internazionale (Cio) è arrivata con la freddezza di un regolamento tecnico. Il casco è stato bandito. Niente tributo in gara, niente volti sulla calotta mentre l’atleta sfreccia a cento all’ora. Il verdetto si........

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