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Garlasco, la consulenza Cattaneo non basta: l’ipotesi resta quella di un solo assassino, fine delle suggestioni alternative

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27.02.2026

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Giro di boa per il delitto di Garlasco? La consulenza affidata a Cristina Cattaneo nasceva con l’obiettivo ambizioso di chiarire tre punti cruciali: l’orario della morte, la dinamica dell’aggressione e l’arma del delitto. Un compito complesso, con un limite strutturale che pesa come un macigno. La Cattaneo non ha analizzato un corpo riesumato né ha esaminato nuovi reperti: nessun rilievo diretto su temperatura corporea, rigidità cadaverica, ipostasi o stato dei tessuti, ma soltanto fotografie e documentazione di 18 anni fa. Tradotto: l’orario della morte stimato dall’anatomopatologa non potrà essere un’ora precisa, bensì una finestra biologica compatibile.

Le conclusioni, inevitabilmente, saranno espresse al condizionale e una consulenza, per quanto autorevole, resta pur sempre una relazione di parte. Quanto al concorso di persone nel reato, se davvero fosse esistito un secondo autore, nell’incidente probatorio di dicembre sarebbe emerso almeno un altro indagato. Non è accaduto. Questo significa che, nella BPA secretata del RIS di Cagliari, l’ipotesi rimane quella di un solo autore e, secondo le indiscrezioni, di sesso maschile. Fine delle suggestioni alternative.

Il movente? Se fosse stato anche solo delineato in modo concreto, difficilmente si sarebbe atteso un anno per nominare un consulente informatico incaricato di cercare vecchi video scolastici di Andrea Sempio. Tralasciando Ignoto 3, per alcuni il presunto complice poi rivelatosi una contaminazione,  resta l’impronta  33, attribuita a Sempio ma priva di tracce ematiche e dunque non contestualizzabile al 13 agosto, perché le impronte, per definizione, non sono databili. Quanto al famoso scontrino, non è un alibi falso: se lo fosse stato, l’originale sarebbe stato sequestrato immediatamente, all’inizio dell’indagine. Stessa sorte per i presunti testimoni, che anche qualora emergessero oggi sarebbero tardivi e fragili senza riscontri oggettivi.

A sostegno della nuova indagine non vi è neppure l’ipotesi di corruzione dell’ex procuratore Venditti e, di fatto, non risulta alcuna indagine parallela strutturata dopo la bocciatura da parte del Riesame e della Cassazione. C’è poi un dato che molti fingono di dimenticare: esiste già una verità processuale. Alberto Stasi è stato giudicato in via definitiva unico responsabile dell’omicidio di Chiara Poggi. Per superare un giudicato, a norma di codice, non bastano riletture o ipotesi suggestive: servono prove nuove, solide, capaci di dimostrare che il condannato debba essere prosciolto. Dunque la domanda resta: dove sono le tanto annunciate novità? Non negli “autunni caldi”, non negli arresti evocati e mai arrivati, non nelle compatibilità espresse al condizionale. Le sentenze si superano con le prove.

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