Cinturrino: “Omicidio premeditato? Non avevo rapporti con Mansouri, ho sparato per paura”
Il poliziotto Carmelo Cinturrino, il bosco della droga a Milano Rogoredo e la vittima Zack Mansouri
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Milano – "Il martello? Non lo usavo per picchiare le persone, ma per cercare droga o denaro che veniva nascosto sotto terra a Rogoredo". Carmelo Cinturrino, il poliziotto in carcere per l'omicidio volontario del presunto pusher Abderrahim Mansouri, durante l'udienza al Tribunale del Riesame ha negato di aver voluto ammazzare il 28enne e, in particolare, di aver premeditato l'omicidio.
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"Ho sparato perché avevo paura - è la sua posizione, riferita dai legali al termine dell'udienza - perché quella è una brutta zona della città". La stessa "paura" di conseguenze per il suo gesto lo avrebbe spinto, a suo dire, a posizionare una pistola accanto al cadavere di Mansouri, per accreditare la versione di una legittima difesa.
"Non avevo alcun rapporto con Mansouri - ha sostenuto davanti ai giudici - lo conoscevo solo per la sua foto segnaletica. La sua morte è stata una tragica fatalità".
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I suoi difensori, gli avvocati Bianucci e Giugno, hanno chiesto la scarcerazione e gli arresti domiciliari. Il Riesame si esprimerà nei prossimi giorni. "È molto provato e consapevole della gravità dei fatti - spiega l'avvocato Giugno - ma soprattutto è dispiaciuto per la perdita di una vita umana. Quella della premeditazione è una ipotesi che va ben oltre la realtà di questo procedimento. Le testimonianze di alcune fonti vanno ben pesate, perché provengono da un contesto di degrado e Cinturrino era il nemico pubblico della piazza di spaccio. Attraverso i nostri consulenti cercheremo di capire come sono andati realmente i fatti".
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