Certificati anti-rimpatri, le chat dei medici: “La cosa importante è essere uniti e non succede nulla”
In alto la manifestazione di solidarietà. Dei 44 stranieri tornati liberi, 10 erano tornati a commettere reati per circa 20 contestazioni
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Ravenna, 7 marzo 2026 – I giornali scrivono, le voci si rincorrono. Sta per terminare il 2025 e devono essere giorni di riflessione quelli all’interno del reparto della Malattie Infettive di Ravenna. Qual è la storia giudiziaria degli irregolari che a macchinetta stanno ottenendo certificati di non idoneità? Il 2 dicembre di quell’anno a parlare sono due dottoresse, entrambe tra gli otto camici bianchi del medesimo reparto indagati per falso ideologico continuato. Una, con pseudonimo presumibilmente tradotto pure in un’altra lingua e seguito dalla scritta ’Infettivi Ravenna’, chiede a una collega se avesse notizie di uno straniero che avrebbe dovuto essere mandato in un cpr, centro di permanenza per il rimpatrio, e che aveva commesso una rapina a mano armata.
Letta in chiave accusatoria, la riflessione potrebbe portare a una conclusione: che stava maturando (o era già maturata) una certa consapevolezza del fatto che diversi degli irregolari portati in reparto per la visita, fossero stati arrestati dopo avere commesso reati. E che dunque - allargando il ragionamento - avrebbero potenzialmente potuto commetterne altri una volta tornati liberi grazie alla non idoneità. Tanto che nella richiesta di interdizione degli otto medici alla professione per 12 mesi, la procura ha inserito un dato specifico in tal senso: dei 44 stranieri tornati liberi (34 perché dichiarati non idonei dopo visita e 10 perché si erano rifiutati di sottoporsi a visita), 10 erano tornati a commettere reati per una totale di circa 20 contestazioni.
Non sappiamo a chi nello specifico si rivolga la dottoressa della chat: ma a dare un’occhiata ai giornali, troviamo che tra il 25 novembre e il 2 dicembre tra i titoli di cronaca trova spazio il cosiddetto ’devastatore di pensilina’. Cioè il 26enne originario del Gambia che il 17 novembre aveva devastato a calci e pugni la pensilina del bus in zona stazione ferroviaria. E che il 23 novembre era stato arrestato per furto aggravato, resistenza, minaccia, violenza e danneggiamenti in quella occasione riuscendo pure parzialmente a sradicare il plexiglas divisorio di una pattuglia della polizia locale. Precedenti per resistenza, truffa, rapina, danneggiamenti, furto e lesioni personali: ma, nonostante il nulla osta all’espulsione, il certificato medico ne aveva impedito il rimpatrio.
Il giovane del resto era rientrato in quella che gli inquirenti hanno inquadrato come escalation del contestato sistema anti-rimpatrio: tra il 10 settembre 2025 e il 16 gennaio 2026 nessun irregolare sottoposto a visita aveva ottenuto idoneità al cpr. Una sorta di strategia per l’accusa: ipotesi corroborata dalle chat sequestrate dalla polizia e dalle intercettazioni ambientali: “Se vi va, mandatemi copia delle certificazioni che sto tenendo una mappatura”, dice un medico di altra regione che in questa vicenda sembra avere assunto il ruolo di una sorta di referente degli indagati ravennati.
Il 3 maggio 2024 una delle dottoresse indagate giunge a definirsi “anarchica e antagonista” e arriva a condividere con i colleghi un articolo del medico ’referente’ circa i rischi della detenzione amministrava nei cpr. E ancora altri dialoghi captati dalla magistratura requirente: “Abbiamo organizzato un incontro online per chiarirci le idee”; “noi stiamo aderendo alla campagna no ai cpr”. Un’indagata a luglio 2024 si spinge a scrivere: “Ho dato la non idoneità per un cpr e il ragazzo è tornato a ringraziarmi”. L’anno dopo il sistema - prosegue l’accusa - sembra ormai essersi consolidato tanto che tra gli indagati qualcuno sottolinea questo: “Ormai ci siamo dentro da così tanto...” - l’indagine abbraccia il periodo settembre 2024 - gennaio 2026 con 64 irregolari accompagnati alle Malattie Infettive per la visita di idoneità - “è una rottura ma la scelta è puramente etica. Noi avremo dato più di 20 non idoneità e non è successo niente. La cosa importante è essere uniti e non succede nulla”.
Almeno fino al luglio di quell’anno quando una bozza relativa a un modulo prestampato della Simm - società italiana di medicina delle migrazioni - in argomento non idoneità, raggiunge per sbaglio la questura in allegato a un certificato di diniego all’accompagnamento a un cpr. La polizia chiede ovviamente chiarimenti. “È arrivato l’ispettore - scrive una dottoressa - e ora mi vogliono fare un verbale... ho bisogno di non fare passi falsi, la polizia mi tampina, è un incubo”.
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