Mondiali, vent’anni dopo Berlino: tutte le curiosità della notte che rese l’Italia immortale
Vent’anni dopo la finale Italia-Francia, tutte le curiosità vere sul Mondiale 2006: rigori, Zidane, Grosso, Buffon, Lippi, Calciopoli e retroscena.
Vent’anni dopo, Berlino 2006 non è soltanto una fotografia rimasta nella memoria collettiva: Fabio Cannavaro che alza la Coppa del Mondo, Fabio Grosso che corre con le braccia larghe, Gianluigi Buffon che urla, Andrea Pirlo che sorride appena, Marcello Lippi che si lascia travolgere soltanto dopo avere messo al sicuro persino gli occhiali. È anche una partita piena di coincidenze, dettagli tecnici, record, superstizioni, retroscena e piccole storie emerse negli anni, alcune note, altre molto meno, tutte capaci di spiegare perché quella finale contro la Francia sia diventata qualcosa di più di una vittoria sportiva.
L’Italia vinse il suo quarto Mondiale battendo la Francia 5-3 ai rigori dopo l’1-1 dei 120 minuti, con il vantaggio francese di Zinedine Zidane su rigore, il pareggio di Marco Materazzi di testa e il penalty decisivo di Grosso. Fin qui la storia la conoscono tutti. Molto più curioso è ciò che accadde prima, durante e dopo quella notte.
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L’Italia vinse senza subire un gol su azione dagli avversari
La statistica più impressionante del Mondiale azzurro resta questa: nessun avversario riuscì a segnare all’Italia su azione. In tutto il torneo Buffon subì soltanto due reti: l’autogol di Cristian Zaccardo contro gli Stati Uniti e il rigore di Zidane in finale. FIFA ricorda proprio quel dato come la prova della solidità quasi irreale della squadra di Lippi: il gol americano fu una deviazione nella propria porta, quello francese arrivò dal dischetto.
Il miglior marcatore azzurro fu un difensore
L’Italia del 2006 aveva Luca Toni, reduce da una stagione da 31 gol in Serie A con la Fiorentina, Francesco Totti, Alessandro Del Piero, Filippo Inzaghi, Alberto Gilardino e Vincenzo Iaquinta. Eppure nessuno di loro chiuse il Mondiale da miglior marcatore azzurro. A segnare più di tutti, insieme a Toni, fu Marco Materazzi, un difensore centrale: gol alla Repubblica Ceca, gol alla Francia, rigore segnato nella serie finale. In una squadra costruita sull’equilibrio, il simbolo offensivo più inatteso fu proprio l’uomo che inizialmente non doveva essere titolare.
Dieci marcatori diversi, il vero segreto della squadra
I dodici gol dell’Italia in Germania furono realizzati da dieci giocatori diversi: Pirlo, Iaquinta, Gilardino, Materazzi, Inzaghi, Totti, Zambrotta, Toni, Grosso e Del Piero. FIFA sottolinea che si tratta di un record per una nazionale campione del mondo, condiviso con la Francia del 1982. È una delle statistiche che spiegano meglio il senso di quella squadra: non una Nazionale dipendente da un fuoriclasse solo, ma un gruppo in cui tutti, letteralmente, potevano diventare decisivi.
Materazzi non doveva essere titolare
L’altro paradosso è che Materazzi, uno degli uomini della finale, iniziò il Mondiale da riserva. La coppia centrale titolare era composta da Cannavaro e Nesta, ma l’infortunio di Alessandro Nesta nella terza partita del girone contro la Repubblica Ceca cambiò il destino del torneo. Materazzi entrò, segnò, fu nominato migliore in campo e da quel momento diventò centrale nella corsa azzurra.
La finale di Materazzi fu una partita dentro la partita
Pochi calciatori hanno vissuto una finale mondiale più estrema di quella di Materazzi. Dopo sette minuti provocò il rigore del vantaggio francese, trasformato da Zidane con un cucchiaio che colpì la traversa prima di entrare. Al 19’ pareggiò di testa su calcio d’angolo di Pirlo. Nei supplementari subì la testata di Zidane. Nella serie dei rigori, segnò il secondo penalty dell’Italia. In 120 minuti fu colpevole, salvatore, rigorista e protagonista dell’episodio più discusso della finale.
Trezeguet sbagliò proprio contro l’Italia
Il calcio ha spesso una memoria crudele. L’unico francese a sbagliare dal dischetto fu David Trezeguet, lo stesso che sei anni prima, nella finale di Euro 2000, aveva segnato il golden goal contro l’Italia. A Berlino il suo tiro colpì la traversa. Tutti gli italiani, invece, segnarono: Pirlo, Materazzi, De Rossi, Del Piero e Grosso.
Grosso non era tra i rigoristi scelti all’inizio
La storia più cinematografica riguarda proprio Fabio Grosso. FIFA ha ricostruito che, prima della finale, i cinque rigoristi pensati da Lippi erano Pirlo, Materazzi, De Rossi, Del Piero e Totti. Quando Totti uscì dal campo, la scelta non cadde su Toni, Iaquinta o Cannavaro, ma su Grosso, che non tirava un rigore da cinque anni, dai tempi della Serie C2. Alla sua domanda, “Perché io?”, Lippi rispose: “Perché sei l’uomo dell’ultimo minuto”,........
