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Il santo è uno schermo e i fedeli seguono l’IA: la processione digitale che divide il futuro della fede

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12.07.2026

In Cilento debutta Machina Sacra, una processione digitale con uno schermo portato a spalla e smartphone trasformati in lumini dall’intelligenza artificiale

Procedevano con il capo chino e il telefono tra le mani, illuminati non dalla fiamma incerta delle candele, ma dalla luce fredda degli schermi, mentre davanti a loro, portato a spalla come la statua di un santo o una croce durante una processione, avanzava un grande monitor digitale, inciso sulla superficie affinché da quella ferita artificiale potesse filtrare la luce. A osservarla da lontano, la scena avrebbe potuto sembrare la celebrazione religiosa di un futuro ormai arrivato, nel quale il simulacro non ha più un volto umano, i lumini sono diventati smartphone e la voce che accompagna il cammino non proviene da un coro o da un altoparlante, ma da decine di dispositivi sincronizzati attraverso un sistema tecnologico capace di trasformare ogni partecipante in una parte della stessa liturgia.

È accaduto l’8 luglio a Bosco, frazione di San Giovanni a Piro, nel Cilento, dove ha debuttato Machina Sacra, il progetto artistico firmato da Max Magaldi e Matteo Mandelli e presentato come la prima processione digitale mai realizzata in Italia, concepita non per sostituire o irridere un rito religioso, ma per utilizzare la potenza simbolica della processione come strumento attraverso il quale osservare ciò che la tecnologia è diventata nella vita contemporanea: non più soltanto un insieme di dispositivi utili a comunicare, lavorare e informarsi, bensì un sistema capace di orientare i comportamenti, organizzare il tempo, assorbire l’attenzione e creare nuove forme di appartenenza collettiva.

La performance si è svolta nell’ambito di MicroCosmi, il festival ideato da Vittorio Cosma e diretto e curato insieme ad Annarita Masullo di The Goodness Factory, in programma fino a domenica 12 luglio tra San Giovanni a Piro, Bosco e Scario, luoghi nei quali l’arte contemporanea è entrata non come un corpo estraneo calato dall’esterno, ma come una presenza costruita attraverso il confronto con gli abitanti, le istituzioni locali e la memoria di un territorio nel quale le processioni, le cappelle e le feste patronali rappresentano ancora un linguaggio comune e immediatamente riconoscibile.

La processione in cui il simulacro diventa una macchina

Al centro di Machina Sacra c’è un’immagine tanto semplice quanto perturbante: uno schermo digitale viene sollevato e portato lungo le strade del borgo con gli stessi gesti, la stessa solennità e la stessa disposizione collettiva che accompagnano tradizionalmente una statua sacra, mentre il dispositivo, attraversato da un’incisione realizzata dagli artisti, smette di essere soltanto una superficie sulla quale scorrono immagini per diventare esso stesso un’immagine, un oggetto da seguire e una presenza attorno alla quale la comunità si raccoglie.

Ad aprire il rito è stato proprio l’atto di incidere il monitor, un gesto che ha attraversato materialmente la superficie........

© Panorama