Roller Coaster Day, perché paghiamo per avere paura: la scienza delle montagne russe
Il 16 agosto si celebra il Roller Coaster Day: dalla scienza della paura ai record di velocità, altezza e accelerazione, ecco perché le montagne russe continuano a conquistarci
La parte più spaventosa di una montagna russa potrebbe non essere la caduta, né il giro della morte e nemmeno quell’istante in cui il corpo sembra staccarsi dal sedile, perché uno degli esperimenti più interessanti mai condotti su un vero roller coaster suggerisce che il cuore comincia a raccontare la storia molto prima. Nel 2007 un gruppo di ricercatori monitorò con elettrocardiogramma Holter 55 adulti sani mentre affrontavano Expedition GeForce, in Germania, una montagna russa che raggiungeva i 120 chilometri orari e sottoponeva i passeggeri ad accelerazioni fino a 4,5 g. La frequenza cardiaca media passò da 89 battiti al minuto prima della corsa a un massimo di 155, ma il dato più sorprendente fu un altro: l’aumento più marcato avvenne durante i primi trenta secondi della lenta salita iniziale, quando il treno non era ancora precipitato e le grandi accelerazioni non erano ancora cominciate. Per gli autori, pubblicati su JAMA, era un indizio importante del ruolo svolto dallo stress emotivo e dall’anticipazione.
In altre parole, quando una montagna russa sale lentamente e permette di vedere sempre più terra sotto i piedi, non sta semplicemente portando il treno nel punto dal quale ricavare l’energia necessaria alla discesa. Sta costruendo l’attesa. Il rumore della catena, il panorama che si allarga, il tempo apparentemente lunghissimo che separa dalla sommità e la certezza che, una volta superato quel punto, non si potrà più cambiare idea sono parte dell’esperienza quanto la velocità. Il roller coaster funziona anche perché il cervello conosce il futuro immediato e, nello stesso tempo, non può impedirgli di arrivare.
Il paradosso: avere paura sapendo di essere al sicuro
È qui che diventa interessante l’espressione utilizzata da Alessandra Zanoni, Park Operations Director di Gardaland Resort, quando definisce il fascino delle montagne russe attraverso il concetto di safe thrill, «la possibilità di vivere emozioni intense e coinvolgenti all’interno di un’esperienza progettata per essere sicura e controllata».
Safe thrill non è una categoria clinica, ma descrive bene un fenomeno che la ricerca studia con un altro nome: recreational fear, la paura ricercata volontariamente per divertimento. È lo stesso meccanismo generale che permette di desiderare un film horror, entrare in una casa infestata o salire su un’attrazione che, almeno dal punto di vista percettivo, simula una situazione dalla quale normalmente cercheremmo di fuggire.
Uno studio pubblicato su Psychological Science ha seguito 110 persone all’interno di un’attrazione horror, registrandone frequenza cardiaca, comportamento e percezione soggettiva dell’esperienza, e ha scoperto che il rapporto tra paura e divertimento non cresce all’infinito: assume piuttosto la forma di una U rovesciata. Troppa poca paura annoia, troppa paura smette di essere piacevole, mentre nel mezzo esiste quello che i ricercatori descrivono come un livello di attivazione “just right”, una sorta di punto ideale nel quale l’esperienza è abbastanza intensa da risultare eccitante senza diventare intollerabile.
Una montagna russa è probabilmente una delle macchine più sofisticate mai costruite per cercare proprio quel punto. Il passeggero perde il controllo del movimento ma non perde la consapevolezza del contesto: non decide quando scendere, accelerare o girare, ma sa di trovarsi dentro un sistema progettato per farlo. È una contraddizione soltanto apparente, perché il piacere nasce proprio dalla sovrapposizione tra due informazioni opposte: il corpo reagisce a una minaccia, mentre la mente sa di aver scelto di essere lì.
Il cuore accelera prima ancora che inizi la corsa
Anche uno studio condotto su venti ragazzi sani tra gli 11 e i 15 anni ha mostrato quanto sia potente l’anticipazione. Monitorati durante quattro roller coaster commerciali ad alta velocità e con accelerazioni superiori a 4 g, i partecipanti passarono da una frequenza cardiaca........
