menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

Non avete mai visto un K-drama? Questi sono i 10 da cui cominciare

20 0
15.08.2026

Dal romanticismo di Crash Landing on You al fantasy di Goblin, fino a Reply 1988 e The Glory: dieci serie coreane fondamentali per scoprire un fenomeno televisivo che ha conquistato il mondo

Una donna in parapendio viene trascinata da una tempesta oltre il confine più sorvegliato del mondo e atterra letteralmente nella vita di un ufficiale nordcoreano; un uomo immortale attraversa nove secoli aspettando qualcuno capace di liberarlo dalla propria maledizione; il figlio di un uomo ucciso decide che la vendetta migliore sarà aprire un piccolo ristorante a Itaewon e aspettare anni per vedere cadere chi gli ha portato via tutto; cinque amici crescono negli stessi vicoli di Seoul mentre intorno a loro cambia la Corea; una donna dedica quasi tutta la propria vita adulta a costruire una vendetta contro i compagni che l’hanno torturata al liceo; un imperatore attraversa un universo parallelo a cavallo, un alieno vive sulla Terra da quattrocento anni e una schermitrice adolescente continua ad allenarsi mentre una crisi economica sembra cancellare il futuro che aveva immaginato.

Sono Crash Landing on You, Goblin, Itaewon Class, Reply 1988, The Glory, The King: Eternal Monarch, My Love from the Star e Twenty Five Twenty One, ma potrebbero essere anche Mr. Sunshine, Extraordinary Attorney Woo, Descendants of the Sun, Coffee Prince, Queen of Tears, Hospital Playlist, Boys Over Flowers, My Mister o decine di altri titoli che negli ultimi vent’anni hanno trasformato il drama coreano da prodotto televisivo nazionale in una delle forme di intrattenimento più riconoscibili della cultura pop contemporanea.

Ridurre tutto questo alle storie d’amore sarebbe però il modo più semplice per non capire perché i K-drama funzionano così bene. Certo, l’amore è spesso il motore della storia, ma intorno possono esserci universi paralleli e reincarnazioni, conflitti familiari e disuguaglianze sociali, chaebol e piccoli ristoranti, serial killer e fantasmi, crisi finanziarie, traumi scolastici, uffici, ospedali, tribunali e famiglie che si formano molto prima di accorgersi di esserlo. Soprattutto, c’è una forma narrativa che raramente ha paura dell’emozione e che può passare, talvolta nel giro dello stesso episodio, dalla commedia al lutto, dal romanticismo alla critica sociale, senza considerare queste contraddizioni un difetto.

È anche questa libertà a rendere difficile parlare del K-drama come di un semplice genere: è piuttosto un sistema narrativo dentro il quale convivono generi differenti, codici ricorrenti e un rapporto con i personaggi costruito spesso su sedici episodi abbastanza lunghi da permettere allo spettatore di entrare nelle loro case, conoscere i genitori, capire i silenzi, affezionarsi agli amici e persino ai comprimari che inizialmente sembravano irrilevanti. Quando una serie finisce, proprio per questo, raramente si ha la sensazione di avere semplicemente terminato una storia.

Se non ne avete mai visto uno, l’estate può quindi essere il momento giusto per cominciare. Non necessariamente dai dieci «migliori» in senso assoluto, perché una classifica del genere sarebbe inevitabilmente discutibile, ma da dieci serie capaci di raccontare dieci ragioni differenti per cui vale la pena entrare nell’universo dei drama coreani.

1. Goblin – Guardian: The Lonely and Great God

Kim Shin cammina sotto la neve con una spada conficcata nel petto che soltanto una persona può vedere. È stato un generale, è morto, è stato condannato all’immortalità e da secoli osserva gli esseri umani nascere, invecchiare e scomparire mentre lui rimane esattamente dov’è. Poi incontra Ji Eun-tak, una ragazza che sostiene di essere la «sposa del Goblin» destinata a mettere fine alla sua vita eterna.

Basterebbe questa premessa per capire quanto Goblin sia lontano dall’idea, ancora sorprendentemente diffusa, che i K-drama siano semplicemente commedie romantiche costruite intorno a una coppia particolarmente bella. Qui il romance convive con la mitologia, la reincarnazione, il lutto e una continua riflessione sulla memoria, sul tempo e su ciò che rende preziosa una vita proprio perché destinata a finire.

Gong Yoo e Kim Go-eun reggono il cuore romantico della storia, ma a rendere Goblin qualcosa di più contribuisce soprattutto il rapporto tra il protagonista e il Grim Reaper interpretato da Lee Dong-wook, una bromance diventata quasi iconica quanto la storia d’amore principale.

Perché va visto: perché rappresenta forse meglio di qualunque altra serie la capacità del K-drama di trattare sentimenti enormi senza vergognarsene, passando dalla comicità più assurda alla tragedia nel giro di pochi minuti, e perché immagini, musica, moda e dialoghi di Goblin hanno contribuito a definire un’intera stagione della Hallyu........

© Panorama