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Il Giappone lo chiama shinrin-yoku: perché il forest bathing d’autunno è sinonimo di lusso

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19.09.2026

Nato in Giappone nel 1982, il forest bathing trasforma il bosco in uno spazio di benessere. Tra scienza, foliage, fitoncidi e nuovi retreat alpini, ecco perché l’autunno è la sua stagione perfetta

La prima cosa da sapere sul forest bathing è che non prevede acqua, costume da bagno o immersioni di alcun genere, perché quello che oggi viene venduto nei retreat di montagna, inserito nei programmi wellness degli hotel e trasformato in una delle esperienze più riconoscibili del nuovo turismo del benessere nasce in realtà da un piccolo artificio linguistico giapponese tanto semplice quanto geniale: 森林浴, shinrin-yoku, dove shinrin significa “foresta” e yoku “bagno”, con quella seconda parola scelta proprio per evocare qualcosa che in Giappone esisteva già nella lingua attraverso il bagno termale, quello di mare e persino quello di sole, trasferendo però l’idea dell’immersione dal corpo immerso nell’acqua al corpo immerso in un bosco. Nel 1982 fu la stessa Agenzia forestale giapponese a proporre il termine come invito a frequentare le foreste per rilassarsi e ritrovare un rapporto più diretto con la natura, senza sapere probabilmente che quella formula sarebbe diventata, quarant’anni dopo, una parola internazionale del wellness.

È forse proprio qui che si trova la ragione del suo successo, perché forest bathing suona molto più potente di “passeggiata nel bosco”, pur partendo esattamente da lì, e soprattutto cambia la postura mentale di chi entra in una foresta, dal momento che non suggerisce di attraversarla, conquistarla, misurare quanti chilometri siano stati percorsi o raggiungere necessariamente una vetta, ma di restarci dentro abbastanza a lungo da percepirne luce, temperatura, odori, rumori e consistenze, facendo diventare il bosco non il fondale dell’attività fisica ma l’attività stessa.

In autunno questo meccanismo acquista una forza particolare, perché la foresta smette di essere soltanto verde e si trasforma continuamente, la luce si abbassa, le foglie modificano il paesaggio giorno dopo giorno, l’umidità rende più riconoscibili gli odori della terra e del legno, mentre una stagione che culturalmente viene associata alla ripartenza, al ritorno al lavoro e alla progressiva riduzione delle ore di luce trova nel bosco una sorta di movimento contrario, un invito a rallentare proprio quando tutto ricomincia ad accelerare. È intorno a questa idea che, per l’autunno 2026, diversi resort alpini hanno costruito programmi che vanno dal forest bathing vero e proprio allo yoga tra gli alberi, dal tennis circondato dagli abeti fino ai massaggi nel bosco e ai rituali di wellness in strutture dove il verde non è più semplicemente il panorama fuori dalla finestra, ma parte dell’esperienza.

Tutto comincia nel 1982, in una foresta di cipressi vecchi tre secoli

La storia moderna dello shinrin-yoku conduce ad Akasawa, nella prefettura di Nagano, una foresta di circa 760 ettari situata nella valle di Kiso, a oltre mille metri di altitudine e dominata dagli hinoki, i celebri cipressi giapponesi, alcuni dei quali hanno più di trecento anni. Proprio qui, in un territorio forestale protetto per secoli e designato già nel 1970 come prima recreation forest del Giappone, nel 1982 si svolse quello che viene indicato dal governo giapponese come il primo evento ufficiale di shinrin-yoku, motivo per cui Akasawa continua a essere considerata la culla del forest bathing contemporaneo.

Il contesto storico è importante, perché lo shinrin-yoku non nasce inizialmente come medicina alternativa né come rituale spirituale esportato da una tradizione millenaria, definizione che spesso gli viene appiccicata retroattivamente per renderlo più esotico, ma come una moderna politica di promozione dell’uso ricreativo delle foreste, dentro un Paese in cui circa il 70 per cento del territorio è coperto da boschi e dove la rapida urbanizzazione aveva reso particolarmente evidente la distanza crescente tra vita quotidiana e ambiente naturale.

Soltanto successivamente è arrivata la medicina forestale, con una parte importante degli studi sviluppata dagli anni Duemila e resa nota internazionalmente anche dal lavoro di Qing Li, medico e ricercatore che ha indagato gli effetti dell’esposizione alla foresta su stress, sistema immunitario e attività delle cellule Natural Killer; da allora il fenomeno si è progressivamente spostato dalla cultura del tempo libero a quella del benessere, fino a essere studiato in Giappone, Corea del Sud, Cina, Taiwan ed Europa e a entrare nel lessico dei........

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